Ci siamo quasi… tra pochi giorni iniziano le maratone a tavola. Tutti i pazienti in questi giorni mi chiedono: “Dottoressa, come devo comportarmi a Natale? Cosa devo mangiare? Sarà un disastro, ricomincio la dieta da gennaio?”. La risposta, ovviamente, è no! Perché per tutta la famiglia è assolutamente possibile preservare una sana alimentazione anche durante i pranzi e i cenoni natalizi. Basta seguire alcune semplici strategie che ho pensato di riassumere per voi:
Muoviamoci, innanzitutto! Ogni giorno, tra un pasto e l’altro, tra una mangiata e l’altra, facendo sport, lunghe camminate o qualsiasi altro tipo di attività, anche al freddo, in montagna o in città.
Non facciamo l’errore di saltare gli altri pasti della giornata in previsione dei cenoni!
Prediligiamo la qualità alla quantità e facciamo affidamento alla vera dieta mediterranea, così sana e così saporita.
Aggiungiamo alle nostre tavole le verdure, in genere mancano nelle occasioni natalizie e conviviali. Scegliamo verdure di stagione, in abbondanza, sia crude che cotte, come antipasto e come accompagnamento a tutte le portate.
Togliamo dalle nostre tavole il superfluo: pane, grissini, prodotti da forno e lievitati.
Per i primi piatti scegliamo ricette che prevedano pochi grassi (panna, burro) e utilizziamo olio EVO come condimento e farine integrali o semintegrali.
Evitiamo il bis delle portate e scegliamo porzioni moderate.
Evitiamo o limitiamo il consumo di alcolici (non più di due bicchieri a pasto) e prediligiamo vini con gradazioni inferiori ai 12 gradi, associando l’assunzione di acqua. Evitiamo i superalcolici e i liquori!
Limitiamo pandoro, panettone e altri dolci e consumiamone una sola porzione a fine pasto, oppure a merenda, dopo aver praticato una lunga passeggiata assieme a tutta la famiglia (mica vogliamo davvero trascorrere seduti a tavola l’intera giornata!)
Viviamo piacevolmente l’esperienza del pasto: mastichiamo lentamente, assaggiando il cibo e apprezzandone veramente il sapore, spostando il nostro obiettivo dal “volerci riempire” al “voler gustare il pasto e nutrire il corpo”. In questo modo sarà anche possibile ascoltare il proprio stomaco e capire quando si è realmente sazi, ovvero quando è il momento di fermarsi e non consumare cibo in eccesso.
Diamo importanza e priorità all’aspetto conviviale del pasto, perdiamoci in conversazioni interessanti, risate, sorrisi, regali e auguri… siamo noi, e non il cibo, i protagonisti della festa!
Infine, ricordiamoci che per la salute il vero rischio non sono le feste natalizie, ma le abitudini quotidiane che manteniamo durante tutto l’anno e nel corso della vita. Approfittiamo, quindi, di questo tempo di riposo e riflessione per aprirci, se necessario, a un cambiamento.
Ed ora svesto i panni del Medico Nutrizionista… e vi faccio il mio augurio più sentito: siate, semplicemente, felici! Buon Natale!
Qualche giorno fa ho fatto un esperimento. Ho chiesto a ChatGPT una “dieta dimagrante”. La risposta è arrivata rapida, cortese, precisa: mi ha chiesto età, sesso, peso, altezza, obiettivo di peso, livello di attività fisica e preferenze alimentari. In pochi secondi, ero già a un passo dall’ottenere una dieta “personalizzata”. E lì mi sono fermata. Perché io sono un Medico Nutrizionista e quello che ho visto mi ha fatto riflettere.
Oggi siamo immersi in una realtà che ci ha abituati al “tutto e subito”. Viviamo in una società che spesso guarda alla salute con la stessa logica con cui si acquista un paio di scarpe online: vogliamo risultati rapidi, poca spesa, zero attese. Applichiamo una visione consumistica e individualista anche al percorso di cura, perdendo di vista il valore del rapporto umano. Ma la salute non è un prodotto. È una relazione.
Rivolgersi a chatbot per dimagrire sembra la soluzione perfetta per risparmiare e fare in fretta in un mondo che corre, frenetico, e non ci dà sosta. AI ci illude di poter fare da soli e placa la nostra paura di esporci e di affrontare certe fragilità. Crediamo di ricevere una dieta “personalizzata”, mentre in realtà otteniamo un elenco di cibi e uno schema basato su dati auto-riferiti, spesso incompleti o inesatti. Ma la nutrizione clinica non è una formula. Non si riduce a calorie e tabelle.
Dietro all’impostazione di un piano alimentare personale c’è una anamnesi approfondita, la valutazione della storia ponderale e delle diete già eseguite, delle condizioni di salute e di patologia, della famigliarità, del rapporto con il cibo, delle abitudini di vita, del livello di stress, del ciclo mestruale nelle donne, della qualità del sonno e molto altro. Oltre all’imprescindibile esame antropometrico e plicometrico con strumenti professionali, al fine di ottenere dati precisi e veritieri sulla composizione corporea, spesso è necessario eseguire un esame obiettivo e/o visionare o prescrivere degli esami ematochimici. Dietro a tutto questo c’è lo studio, l’aggiornamento costante, l’esperienza pratica e la presenza umana di un professionista che può guardarti negli occhi, riconoscere segni obiettivi, porre e porsi delle domande, suggerirti risultati ragionevoli e il giusto percorso per raggiungerli.
Affidarsi a una dieta prescritta da un’intelligenza artificiale può essere del tutto inefficace (perché può sbagliare, ebbene sì!), ma soprattutto può essere pericoloso. Può portare a carenze nutrizionali, squilibri metabolici, peggioramento di patologie preesistenti, disturbi del comportamento alimentare. E le volte in cui dovesse dare risultati veloci ed eclatanti… questi non saranno sostenibili nel tempo, perché manca ciò che davvero conta: l’educazione alimentare, il cambiamento dello stile di vita, il supporto nel costruire nuove abitudini sane, il rispetto della salute. Senza tralasciare il danno psicologico: la persona resta sola, senza un vero supporto, senza qualcuno che la ascolti, che la incoraggi, che corregga il tiro se necessario.
La relazione medico-paziente è parte integrante della terapia. È fatta di ascolto, di sorrisi, di incoraggiamenti, di riflessioni condivise. Nel mio lavoro, non mi limito a “prescrivere”. A volte penso ai miei pazienti anche fuori dallo studio. Mi capita di rivedere mentalmente una conversazione, di riflettere su un consiglio dato, di chiedermi come sta quella persona che una settimana fa aveva gli occhi lucidi, se sta facendo fatica o trovando beneficio nel seguire la mia dieta. Io penso che anche questa connessione nell’assenza sia determinante. Talvolta, nello scambio, anche io ricevo qualcosa, imparo, guarisco. È un rapporto che arricchisce entrambi e porta a risultati reali, condivisi, duraturi. E tutto questo, semplicemente, non può succedere con un algoritmo, che una volta chiuso lo schermo, non esiste più.
La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) ha recentemente sviluppato una nuova versione della piramide alimentare, basata sulle più recenti evidenze scientifiche, con l’intento di offrire uno strumento educativo aggiornato per promuovere uno stile alimentare sano, sostenibile e capace di prevenire le principali malattie croniche non trasmissibili (malattie cardiovascolari, metaboliche e oncologiche).Questa revisione si basa su documenti internazionali come quello della FAO-OMS sulle diete sane e sostenibili e quello della EAT–Lancet Commission, oltre che sulle Linee Guida Italiane per una sana alimentazione (CREA) e sulla V Revisione dei LARN. Il lavoro è stato condotto da un gruppo ad hoc interno alla SINU, in piena autonomia e senza finanziamenti pubblici o privati.
1. La base della piramide: le scelte quotidiane
La base della nuova piramide è costituita da due sezioni di alimenti da consumare ogni giorno.
Frutta, verdura e olio extravergine di oliva
Questi alimenti rappresentano i pilastri della dieta mediterranea tradizionale, così come descritta dagli studi di Ancel Keys. La loro posizione privilegiata è giustificata sia dalla loro centralità culturale che dalle solide prove scientifiche sui benefici per la salute, in particolare nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. La piramide propone ogni giorno il consumo di almeno 5 porzioni tra verdura e frutta, di stagione e preferibilmente locale.
Particolare attenzione è stata posta all’olio extravergine di oliva: a differenza della precedente piramidi che menzionava genericamente l’“olio d’oliva”, la nuova versione sottolinea l’importanza dell’EVO, ricco di antiossidanti e sostanze anti-infiammatorie.
Cereali integrali, frutta secca, latte e yogurt
I cereali sono la principale fonte di carboidrati, dunque di energia quotidiana, da assumere ad ogni pasto principale. Il nuovo modello privilegia il consumo di cereali integrali, che garantiscono un apporto maggiore di fibre, vitamine e composti bioattivi rispetto ai cereali raffinati.
Al fianco dei cereali, trova spazio quotidiano la frutta secca, alimento tipico della tradizione contadina mediterranea e oggi riconosciuto per il suo valore nutrizionale, da assumere in dosi moderate per l’apporto calorico, ad esempio come spuntino o in preparazioni che ne prevedono l’utilizzo, in quantità controllate. Anche il consumo quotidiano di latte e yogurt è raccomandato, preferibilmente nella tipologia parzialmente scremata, per soddisfare il fabbisogno giornaliero di calcio e per l’apporto di fermenti lattici (in media due porzioni al giorno). Al contrario, i formaggi stagionati sono destinati a un consumo meno frequente, a causa del loro contenuto in sale e grassi saturi.
2. Il centro della piramide: scelte settimanali
La parte centrale è suddivisa in due sezioni: quella inferiore comprende alimenti ricchi di proteine di origine vegetale e quella superiore fonti proteiche animali da consumare con moderazione.
Legumi, pesce, formaggi freschi
I legumi (lenticchie, ceci, fagioli, piselli, fave) sono una fonte proteica vegetale importante nella dieta mediterranea, da abbinare a cereali e verdure, in media 4 volte a settimana. Studi recenti mostrano che il consumo regolare di legumi riduce colesterolo LDL e pressione arteriosa, contribuendo alla prevenzione cardiovascolare. Inoltre, sostituire proteine animali con legumi aiuta a ridurre l’impatto ambientale della dieta.
Il pesce, in particolare quello azzurro e di piccola taglia, è raccomandato 2–3 volte a settimana per il suo contenuto in omega-3. La piramide consiglia di evitare specie come tonno e pesce spada, per i rischi legati all’accumulo di mercurio e alla sostenibilità della pesca.
In questa sezione trovano spazio anche i formaggi freschi, più leggeri e meno salati rispetto ai formaggi stagionati.
Uova, carni bianche e patate
Le uova, a lungo evitate per il loro contenuto di colesterolo, sono oggi rivalutate: studi recenti indicano che un consumo moderato (un uovo al giorno circa) non è associato a maggior rischio cardiovascolare nella popolazione generale.
Le carni bianche, in particolare il pollame, sono preferibili alle carni rosse e lavorate, da consumare solo saltuariamente. Le patate, un tempo alla base della piramide, vengono ora spostate a un consumo settimanale, in quanto il loro impatto glicemico è superiore rispetto ai cereali integrali e sono spesso consumate come contorno povero dal punto di vista nutrizionale.
3. Il vertice della piramide: consumo occasionale
All’apice della piramide si trovano gli alimenti da consumare solo in occasioni particolari.
Carni rosse e lavorate, dolci, bevande zuccherate
Le carni rosse e, in particolare, quelle trasformate (salumi, insaccati) sono fortemente da limitare. La loro assunzione regolare è associata a un aumentato rischio di mortalità, malattie cardiovascolari e tumori. In questa nuova piramide, la loro presenza è occasionale, a differenza delle versioni precedenti che ne consentivano un consumo minimo settimanale.
Stesso discorso per dolci industriali, snack, caramelle, bevande zuccherate: secondo i LARN, in una dieta equilibrata gli zuccheri non dovrebbero superare il 15% dell’apporto calorico giornaliero. Considerando gli zuccheri naturalmente presenti in frutta e latte, lo spazio per quelli aggiunti è minimo, preferibilmente da riservare a preparazioni casalinghe.
Zucchero, sale e alcol: “il meno possibile”
Un’innovazione importante di questa nuova piramide è la chiara indicazione a ridurre drasticamente zuccheri aggiunti, sale aggiunto e alcol.
Il sale, nonostante la dieta mediterranea preveda alimenti freschi e poco processati, è spesso consumato in eccesso per via di formaggi stagionati, salumi, pane salato e l’abitudine a salare troppo i cibi. È quindi essenziale educare al consumo moderato, assumendo sempre la tipologia di sale iodato e leggendo con attenzione le etichette dei prodotti trasformati.
L’alcol non può più essere considerato protettivo per la salute. Le attuali evidenze dimostrano che anche piccole quantità aumentano il rischio di tumori e malattie cardiovascolari. La SINU, quindi, non raccomanda il consumo abituale di alcol, poiché non esiste una dose minima tollerata per la salute, ma lo considera accettabile solo in occasioni speciali, in quantità moderate e mai a digiuno.
Oltre il cibo: uno stile di vita mediterraneo
Alla base della piramide, la SINU colloca anche i comportamenti legati al benessere complessivo, quali:
attività fisica quotidiana, fondamentale per il controllo del peso e la prevenzione delle malattie;
convivialità, intesa come momento di socialità e lentezza a tavola;
rispetto della stagionalità e del territorio, scegliendo prodotti locali e minimamente trasformati;
lotta allo spreco alimentare e promozione della biodiversità.
La nuova Piramide della Dieta Mediterranea proposta dalla SINU rappresenta una profonda evoluzione rispetto alle versioni precedenti: non solo aggiorna le raccomandazioni nutrizionali, ma integra in modo strutturato le dimensioni ambientale, sociale ed economica della sostenibilità.
È un modello alimentare che tutela la salute delle persone, rispetta il pianeta e le sue risorse, valorizza la cultura mediterranea ed è accessibile alla maggior parte della popolazione.
Occorre sempre fare chiarezza, approfondire l’anamnesi e informare correttamente i pazienti che richiedono una consulenza nutrizionale per sospette allergie o intolleranze alimentari, poiché la maggior parte delle volte i disturbi e i sintomi che vengono riferiti non sono da attribuire né ad un allergene alimentare né ad una presunta intolleranza.
L’allergia alimentare è caratterizzata dall’immediata manifestazione dei sintomi dopo il consumo dell’allergene alimentare e si presenta tipicamente con orticaria acuta associata ad angioedema della durata di circa 24 ore. Molto raramente l’edema interessa la laringe e, nei casi più gravi, può sopraggiungere lo shock anafilattico.
Nel 5-10% dei soggetti allergici agli acari della polvere o alle graminacee può manifestarsi la cosiddetta sindrome orale allergica, caratterizzata da edema labiale e prurito, dopo il consumo di determinati allergeni alimentari crudi.
I sintomi respiratori sono rari e per lo più interessano i bambini asmatici.
I sintomi gastrointestinali in genere non sono isolati, si associano all’orticaria e sono più frequenti nei bambini.
Per orientarsi verso la diagnosi di allergia alimentare il medico si basa innanzitutto sul tipo di sintomatologia riferita dal paziente e sulla correlazione temporale tra la manifestazione dei sintomi e il consumo dell’allergene alimentare. In assenza di sintomatologia allergica e di correlazione temporale tra manifestazioni cliniche e consumo dell’alimento non è indicato eseguire alcun tipo di approfondimento diagnostico. In caso di sospetta allergia alimentare, invece, è indicata una visita allergologica e l’esecuzione dei Prick Test cutanei come esami di primo livello; i Prick Test, se negativi, hanno in genere un alto valore predittivo. Successivamente vengono dosate nel sangue, per determinati allergeni alimentari, le IgE specifiche; questo esame ha un alto valore diagnostico in presenza di sintomi allergici, tuttavia le IgE specifiche possono essere positive per un determinato allergene alimentare anche in assenza di manifestazioni cliniche e in questi casi non è indicata una dieta di esclusione dell’alimento, assolutamente necessaria, invece, in caso di confermata e sintomatica allergia alimentare.
Le diete a ridotto contenuto di istamina possono avere un razionale nei soggetti pluri-allergici o nei pazienti affetti da orticaria ricorrente, tuttavia non sono necessarie in caso di specifiche allergie alimentari. Anche nei casi di allergia al nichel non è assolutamente indicata una dieta di esclusione di tutti gli alimenti che lo contengono, poiché in questo caso si verifica un meccanismo immunologico cellulo-mediato (non IgE-mediato) che comporta unicamente sintomi cutanei e dermatite da contatto. Il nichel è presente in tutti gli alimenti di origine vegetale in tracce trascurabili, tali da non comportare alcun tipo di sindrome sistemica.
Le intolleranze alimentari consistono in un deficit enzimatico specifico che comporta per il soggetto l’incapacità di scindere e metabolizzare specifiche proteine presenti in determinati alimenti. Le uniche intolleranze alimentari sono quella al glutine (presente nel frumento e in altri cereali) e quella al lattosio (presente nel latte e nei suoi derivati).
L’intolleranza al glutine (celiachia) si manifesta con sintomi gastrointestinali quali distensione, dolore addominale e diarrea associati al consumo degli alimenti contenenti glutine. Talvolta i sintomi gastrointestinali possono essere sfumati e spesso si associano ad astenia persistente dovuta a malassorbimento e anemia. In caso di sospetta intolleranza al glutine gli esami di primo livello consistono nel dosaggio a livello ematico delle IgA totali e degli anticorpi anti-transglutaminasi. Successivamente, l’iter diagnostico si basa sull’esofagogastroduodenoscopia con biopsie duodenali.
L’intolleranza al lattosio è molto frequente nella popolazione generale e può presentarsi con diversi livelli di intolleranza individuale e diverse manifestazioni cliniche sia nei bambini che negli adulti. Raramente il deficit della lattasi è congenito, spesso può verificarsi in seguito a gastroenteriti nei bambini o alla SIBO negli adulti, condizione patologica di proliferazione incontrollata a livello intestinale di batteri che inattivano l’enzima e fungono da fattori scatenanti l’intolleranza. In presenza di sintomi gastrointestinali e astenia associati al consumo di latte e derivati, per confermare il sospetto di intolleranza al lattosio è indicato eseguire il breath test al lattosio.
Nei casi di intolleranza al glutine o al lattosio occorre seguire una attenta dieta di esclusione come nei casi di accertata allergia alimentare.
Non vi sono altre intolleranze alimentari oltre a quelle al glutine e al lattosio e non esistono altri esami diagnostici validi scientificamente oltre a quelli citati. Pertanto, in nessun altro caso è indicata una dieta di esclusione. Ricorrere a presunti test diagnostici non supportati da studi scientifici e aderire senza un razionale a diete di esclusione inutili può comportare importanti carenze nutrizionali e rischi per la salute.
È possibile, tuttavia, che alcuni pazienti, specie nei casi di sindrome da colon irritabile, riferiscano sintomi gastrointestinali associati al consumo di svariati alimenti in grado di fermentare molto a livello intestinale, causando soprattutto gonfiore e conseguente dolore addominale. In questi casi, non trattandosi di una vera e propria intolleranza alimentare, non vi è l’ indicazione a eliminare l’alimento in questione dall’alimentazione abituale; generalmente l’impostazione di una dieta varia e bilanciata aiuta a prevenire o risolvere i disturbi, tuttavia risulta opportuno basarsi sempre sull’anamnesi del paziente e sulla gravità e la frequenza dei sintomi per decidere come impostare adeguatamente il piano alimentare. In alcuni casi può essere opportuno eliminare gli alimenti scatenanti il disturbo dall’alimentazione per un breve periodo e successivamente reinserirli in modo graduale dopo la remissione della sintomatologia. Lo stesso approccio può essere seguito nei casi di cosiddetta gluten sensitivity, ossia la presenza di sintomatologia gastrointestinale associata al consumo di farine bianche e grano, pur senza che il disturbo rientri nei criteri classici della celiachia.
Nella mia esperienza clinica ho riscontrato con maggiore frequenza casi di disturbi gastrointestinali associati a sindrome da colon irritabile e varie intolleranze individuali non patologiche, spesso legate ad un’alimentazione scorretta e sbilanciata; come incidenza nella popolazione generale risultano, infatti, decisamente più rari i casi di effettive allergie e intolleranze alimentari. Nella maggior parte dei casi è sufficiente una anamnesi approfondita e la compilazione di un diario alimentare per escludere il sospetto di allergia o intolleranza, senza la prescrizione di ulteriori esami. Se, al contrario, l’anamnesi e il diario dei sintomi conducono verso un sospetto di allergia o intolleranza alimentare, l’indicazione a proseguire nell’iter diagnostico impone di avvalersi degli esami di laboratorio o strumentali validi scientificamente e specifici per il tipo di patologia.
Il seguente decalogo per una crescita sana nei bambini e nei ragazzi in età evolutiva costituisce un elenco di buone abitudini anche per gli adulti di riferimento. L’ultimo punto è il più importante e chiama in causa genitori ed educatori.
1. Alimentazione equilibrata
Il modello alimentare ritenuto il più salutare sul lungo termine è quello della dieta mediterranea, varia ed equilibrata, che propone un consumo bilanciato di cereali integrali, verdura, frutta, proteine magre, grassi sani, come l’olio extravergine d’oliva. È consigliato consumare 5 pasti al giorno, composti da colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena. È inoltre importante limitare a occasioni sporadiche il consumo di junk food, spesso ricchi di zuccheri e grassi poco salutari.
2. Colazione nutriente
La colazione dovrebbe essere ricca di nutrienti, con alimenti che forniscono energia e sostanze essenziali per l’inizio della giornata, come latte o yogurt, cereali, frutta fresca e/o secca.
3. Attività fisica quotidiana
Si raccomanda di praticare almeno un’ora al giorno di attività fisica. Questa può includere qualsiasi tipo di sport gradito e adatto all’età, ma anche semplici movimenti quotidiani come spostamenti a piedi o in bicicletta e il gioco libero al parco. È importante che il movimento sia divertente e stimolante.
4. Sonno sufficiente
È fondamentale che i bambini e ragazzi dormano a sufficienza. Il sonno adeguato (9-11 ore per i bambini e 8-10 ore per gli adolescenti) è essenziale per il benessere fisico e mentale, e deve avvenire in un ambiente tranquillo e privo di distrazioni. L’igiene del sonno comprende una cena leggera, consumata sul presto, attività serali rilassanti e la sospensione dell’uso di PC, cellulari e device.
5. Acqua come bevanda principale
Bere molta acqua durante la giornata è fondamentale per mantenere il corpo idratato. È consigliato evitare il consumo di bibite e bevande zuccherate e contenenti teina e caffeina, che possono apportare calorie vuote e influire sulla salute.
6. Tempo all’aperto
Il contatto con la natura è importante per la salute fisica e mentale. Trascorrere del tempo all’aperto e nella natura aiuta a ridurre lo stress e a migliora l’umore.
7. Limitare il tempo davanti agli schermi
Il tempo trascorso davanti agli schermi (tv, tablet, smartphone, videogiochi) dovrebbe essere limitato a una media di un’ora al giorno. È importante che il tempo di svago digitale non interferisca con altre attività fisiche o sociali.
8. Educazione emotiva e sociale
Il benessere emotivo e sociale è essenziale per una crescita sana. È fondamentale crescere in un contesto che favorisca lo sviluppo di relazioni positive e significative, come quelle derivanti da gruppi sportivi, musicali, artistici, associativi o religiosi, che contribuiscano a rafforzare la fiducia in sé e negli altri.
9. Vivere con lentezza
Imparare a vivere con lentezza, dedicando tempo alle proprie passioni e relazioni, aiuta a ridurre lo stress e a migliorare la qualità della vita. È importante che bambini e ragazzi crescano in un ambiente che favorisca la calma e la riflessione, evitando la frenesia quotidiana.
10. Esempio positivo in famiglia
Il buon esempio si costruisce in famiglia, dove i genitori devono lavorare attivamente per migliorare le proprie abitudini alimentari e di vita. Questo atteggiamento è di centrale importanza e diventa fondamentale per aiutare i bambini a sviluppare sane abitudini, che si radicheranno nella loro vita adulta.
Da anni mi occupo di educazione alimentare in età evolutiva e di prevenzione della salute attraverso l’alimentazione e i corretti stili di vita. I miei pazienti conoscono quelli che spesso definisco i quattro pilastri della salute e del controllo del peso: la dieta mediterranea, lo stile di vita attivo (movimento, sport), il sonno notturno adeguato e la gestione dello stress. Spesso parlo di quanto psiche e corpo siano interconnessi nel determinare la nostra salute, la prevenzione delle malattie, una più lunga aspettativa di vita, possibilmente felice. Occorre curare il corpo per curare la mente, e viceversa. Talvolta mi sono ritrovata a prescrivere non solo farmaci o dietoterapie, ma anche tempo libero, ore in più di sonno e di riposo, aria aperta e movimento, attività artistiche da recuperare tra le passioni perdute e momenti da trascorrere con le persone che amiamo. Quando, poi, i miei pazienti sono genitori o adulti di riferimento di bambini e ragazzi in età evolutiva, spiego quanto siano importanti il buon esempio e l’ adesione ad abitudini regolari condivise da tutta la famiglia, al fine di crescere figli sani e felici. L’educazione alimentare e la promozione di corretti stili di vita è un processo lento e graduale, che richiede pazienza, impegno costante, tanto amore. “Vivi sano e felice come il granchio Mi-chele” nasce un po’ per gioco e un po’ per caso, in collaborazione con mio marito Antonio, dall’unione delle nostre rispettive professionalità e passioni. La video lettura di questo albo illustrato è destinata a tutti, grandi e piccini, per svelarci i segreti di una lunga vita sana e felice, in cui riscoprire il valore e la bellezza delle cose più semplici. Buona visione a tutti!
La CBT-OB (Cognitive Behavioral Therapy for Obesity) è un protocollo dietoterapico scientificamente validato, studiato per affrontare l’obesità e il sovrappeso complicato da patologie. Questo approccio terapeutico si integra con altre modalità di trattamento, come l’alimentazione controllata e l’esercizio fisico, per affrontare i fattori comportamentali che influenzano negativamente il peso corporeo e la salute generale. La CBT-OB non si limita a modificare l’alimentazione, ma agisce direttamente sui meccanismi cognitivi intrinseci alle dietoterapie e che, in generale, contribuiscono a scelte alimentari disfunzionali e/o alla sedentarietà.
La CBT-OB si basa sulla terapia cognitivo-comportamentale, una delle metodologie più efficaci nella gestione dei disturbi alimentari. Questo protocollo mira a intervenire sui pensieri e sui comportamenti che accompagnano l’obesità, affrontando in particolare gli aspetti emotivi, cognitivi e sociali legati all’alimentazione e allo stile di vita. A differenza di altre diete che si concentrano esclusivamente sulla riduzione dell’apporto calorico, la CBT-OB aiuta il paziente a sviluppare consapevolezza riguardo ai propri comportamenti alimentari e a modificare le convinzioni errate sul cibo, sulla propria immagine corporea e sull’autocontrollo, per poi tradurre questa analisi in cambiamenti efficaci e duraturi.
Principi e Metodi della CBT-OB
Il protocollo si sviluppa attorno a un approccio pratico e strutturato, che aiuta i pazienti a cambiare le proprie abitudini e a gestire le emozioni, i pensieri, le situazioni contestuali e i vari ostacoli che li portano a mangiare in modo disfunzionale o a condurre una vita sedentaria. I principali obiettivi della CBT-OB includono:
Identificazione dei trigger emotivi: Molte persone mangiano in risposta a emozioni come stress, ansia, tristezza o noia. La CBT-OB aiuta a identificare questi fattori scatenanti e a sviluppare strategie per affrontarli senza ricorrere al cibo.
Monitoraggio e consapevolezza dei comportamenti alimentari e degli ostacoli al calo di peso: Il protocollo incoraggia i pazienti a tenere traccia dei loro pasti, degli snack e delle emozioni che li accompagnano, aumentando la consapevolezza riguardo alle abitudini alimentari, le occasioni e gli ostacoli al conseguimento di uno stile di vita sano.
Ristrutturazione cognitiva: La terapia aiuta a modificare le credenze disfunzionali riguardo al cibo.
Gestione dello stress e tecniche di coping: I pazienti imparano a gestire lo stress, utilizzando tecniche di rilassamento, meditazione o esercizio fisico.
Pianificazione e supporto al cambiamento comportamentale: Attraverso obiettivi realistici e il rinforzo positivo, i pazienti sono motivati a mantenere i progressi a lungo termine, anche dopo la fine della terapia.
Finalità della CBT-OB
Le finalità della CBT-OB vanno oltre la semplice perdita di peso. Sebbene il protocollo miri al dimagrimento, l’obiettivo primario è il mantenimento del peso sul lungo termine, un aspetto critico che distingue la CBT-OB dalle altre diete ma che costituisce la vera sfida di ogni percorso nutrizionale. L’approccio cognitivo-comportamentale aumenta le probabilità di successo a lungo termine.
In particolare, la CBT-OB aiuta a:
Perdere peso in modo sostenibile, incoraggiando cambiamenti comportamentali che non solo riducono il peso, ma migliorano anche la qualità della vita e la salute generale. Il calo ponderale mira al raggiungimento del cosiddetto peso ragionevole, o peso salutare, corrispondente nella maggior parte dei casi al 10% di quello iniziale. Tale risultato in genere correla con la risoluzione o il netto miglioramento delle patologie o dei disturbi preesistenti, nonché del rischio legato alla salute e dei parametri ematochimici precedentemente alterati.
Mantenere il peso nel lungo periodo. Questo è uno degli obiettivi più significativi, dato che le percentuali di recupero del peso sono notevolmente più alte con altre diete che non adottano un approccio cognitivo comportamentale. Studi scientifici dimostrano che i pazienti che seguono un programma di CBT-OB tendono a mantenere la perdita di peso più a lungo rispetto a quelli che seguono diete tradizionali, dal momento che cambiano il loro approccio mentale e attuano stabilmente abitudini sane e strategie di autocontrollo finalizzate al controllo del peso e al benessere in generale. Ai fini del mantenimento è fondamentale, se necessario, anche il lavoro cognitivo proposto per l’ accettazione del peso raggiunto e della propria immagine corporea.
Migliorare il benessere psicologico. la CBT-OB aiuta anche a migliorare l’immagine corporea e l’autostima, riducendo lo stigma psicologico associato al peso in eccesso.
Chi può applicare la CBT-OB?
La CBT-OB, come protocollo dietoterapico, può essere applicata da diversi professionisti della salute. I principali professionisti che possono utilizzare questo approccio includono:
Psicologi e psicoterapeuti: specializzati in terapia cognitivo-comportamentale, questi professionisti sono in grado di applicare le tecniche della CBT per affrontare i fattori psicologici e comportamentali che influenzano l’alimentazione disfunzionale e la gestione del peso.
Medici specialisti in nutrizione o dietisti: questi professionisti, con una formazione specifica, possono integrare la CBT-OB con piani nutrizionali personalizzati
Psichiatri: in alcuni casi, soprattutto se l’obesità è associata a disturbi psichiatrici come la depressione o l’ansia, gli psichiatri possono integrare la CBT-OB con altri trattamenti farmacologici
La calcolosi renale è una patologia complessa che interessa un numero crescente di persone in tutto il mondo. La formazione di calcoli nei reni è influenzata da una combinazione di fattori genetici, ambientali e dietetici, e le sue manifestazioni cliniche variano notevolmente da individuo a individuo. La gestione della calcolosi renale, quindi, deve essere personalizzata, tenendo conto delle caratteristiche metaboliche e della predisposizione genetica del paziente. In questo articolo, esploreremo come un approccio dietetico mirato, insieme a una corretta idratazione, possa contribuire a prevenire la formazione di calcoli renali, tenendo presente che una dieta di esclusione totale non è sempre la soluzione ideale. Inoltre, discuteremo dell’importanza di uno studio metabolico accurato sotto controllo nefrologico per identificare le cause alla base della calcolosi e definire un trattamento preventivo individualizzato.
Fattori Genetici e Metabolici nella Calcolosi Renale
I calcoli renali sono una condizione complessa e multifattoriale. Sebbene fattori ambientali come l’alimentazione, lo stile di vita e l’idratazione siano cruciali nella prevenzione, la predisposizione genetica gioca un ruolo fondamentale. Esistono infatti familiari con alta incidenza di calcolosi renale, suggerendo che la genetica può influenzare la composizione e la formazione dei calcoli. Alcuni studi suggeriscono che le varianti genetiche nei trasportatori di ioni come il calcio e l’ossalato, e nei meccanismi di regolazione dell’acido urico, possano predisporre gli individui alla formazione di calcoli renali.
Inoltre, il metabolismo individuale gioca un ruolo cruciale nel determinare la predisposizione a sviluppare calcoli. Alcuni pazienti, ad esempio, presentano un’eccessiva escrezione urinaria di calcio, ossalato o acido urico, mentre altri potrebbero avere difficoltà nell’assorbire o nel metabolizzare determinati nutrienti, favorendo la cristallizzazione e la formazione di calcoli.
L’Importanza di un Studio Metabolico Sotto Controllo Nefrologico
Poiché i fattori che portano alla formazione dei calcoli renali sono profondamente legati al metabolismo del singolo individuo, è fondamentale che i pazienti con calcolosi renale sottopongano a uno studio metabolico completo. Questo studio, che dovrebbe essere realizzato sotto la supervisione di un nefrologo, include test urinari, analisi del sangue, e la misurazione di parametri come la densità urinaria, il pH e la concentrazione di calcio, ossalato, acido urico e citrato.
Uno studio metabolico accurato consente di identificare le cause sottostanti della formazione dei calcoli, come l’ipercalciuria (eccesso di calcio nelle urine), l’ipocitraturia (bassi livelli di citrato, un inibitore naturale della cristallizzazione), e l’iperuricemia (elevati livelli di acido urico). Inoltre, il monitoraggio dei livelli di calcio e di paratormone (PTH) è cruciale per identificare eventuali disfunzioni paratiroidee, che possono contribuire alla formazione di calcoli di fosfato di calcio, come vedremo più avanti. Questo approccio permette di personalizzare la dieta e il trattamento, non solo per prevenire la recidiva dei calcoli ma anche per gestire eventuali condizioni patologiche sottostanti.
Alimentazione nella Calcolosi Renale: Evitare le Diete di Esclusione
Quando si parla di alimentazione nella calcolosi renale, è importante sottolineare che non esiste una dieta universale per tutti i tipi di calcoli. Una dieta di esclusione totale, che vieta completamente determinati alimenti, non è generalmente consigliata, in quanto può essere difficile da seguire a lungo termine e comportare carenze nutrizionali. Sebbene ci siano alcune indicazioni dietetiche generali, una dieta personalizzata, sviluppata sulla base delle esigenze metaboliche del paziente, è più efficace.
Indicazioni Generali per una Dieta Preventiva
Idratazione Abbondante: L’idratazione è uno dei fattori più importanti nella prevenzione della calcolosi renale. Un’adeguata assunzione di liquidi è fondamentale per mantenere l’urina diluita, riducendo la concentrazione di sostanze che potrebbero cristallizzare e formare calcoli. Gli esperti consigliano di bere almeno 2-3 litri di acqua al giorno, a meno che non vi siano controindicazioni specifiche come insufficienza renale.
Alimentazione Variata e Bilanciata: Una dieta equilibrata che includa una varietà di alimenti freschi, ricchi di fibre, vitamine e minerali è fondamentale per la prevenzione. La dieta mediterranea è un esempio di regime alimentare che promuove la salute renale grazie alla sua varietà di alimenti e alla moderata assunzione di grassi saturi. Numerosi studi hanno mostrato che una dieta mediterranea bilanciata, ricca di frutta, verdura, legumi, pesce e olio d’oliva, è associata a una minore incidenza di calcolosi renale. Uno studio pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition ha evidenziato che l’adesione alla dieta mediterranea riduce significativamente il rischio di calcoli renali, grazie alla sua capacità di regolare il metabolismo del calcio e dell’ossalato e di migliorare la salute del sistema urinario.
Ridurre l’Eccesso di Cibi Processati e Salati: Gli alimenti industriali e salati sono spesso ricchi di sodio, che aumenta l’escrezione di calcio nelle urine, favorendo la formazione di calcoli. Pertanto, è importante limitare l’assunzione di cibi confezionati, fast food e snack salati. L’eccessivo consumo di sale può anche alterare l’equilibrio del calcio e del magnesio, aumentando il rischio di calcoli renali.
Evitare l’Assunzione Eccessiva di Alimenti Ricchi di Purine: Nei pazienti con calcoli di acido urico, è importante limitare gli alimenti ricchi di purine (come carni rosse, frutti di mare, alcolici), che aumentano i livelli di acido urico nel sangue e nelle urine, favorendo la cristallizzazione e la formazione di calcoli.
Alimentazione e Tipi di Calcoli Renali
Calcoli di Ossalato di Calcio
I calcoli di ossalato di calcio rappresentano circa il 70-80% di tutti i calcoli renali. La formazione di questi calcoli è influenzata da un eccesso di ossalato nell’urina, che si combina con il calcio formando cristalli.
Alimentazione:
Limitazione dell’ossalato: Poiché l’ossalato è presente in alimenti come spinaci, bietole, cioccolato, noci e tè, i pazienti con calcoli di ossalato di calcio potrebbero essere consigliati di limitare il consumo di questi alimenti. Tuttavia, l’evitamento totale non è generalmente necessario, a meno che non vi sia una maggiore escrezione di ossalato nell’urina (iperalcalinuria).
Assunzione di calcio: Contrariamente alla credenza comune, ridurre il calcio nella dieta non è raccomandato, poiché un basso apporto di calcio alimentare può aumentare l’assorbimento di ossalato nell’intestino. È preferibile ottenere il calcio da fonti alimentari, come latticini, piuttosto che da integratori.
Aumento dell’assunzione di potassio e magnesio: Questi minerali competono con l’ossalato per l’assorbimento intestinale, riducendo così la formazione di cristalli di ossalato. Alimenti ricchi di potassio (come banane, patate e arance) e magnesio (come mandorle, semi di girasole e spinaci) sono raccomandati.
Uno studio pubblicato su Kidney International ha mostrato che una dieta ricca di calcio e povera di sodio riduce il rischio di formazione di calcoli di ossalato di calcio, poiché il calcio legato all’ossalato nell’intestino impedisce l’assorbimento di ossalato nel corpo.
2. Calcoli di Fosfato di Calcio
I calcoli di fosfato di calcio sono associati a un pH urinario elevato (alcalinità) e sono spesso legati a disturbi metabolici come l’acidosi tubulare renale.
Un’atra possibile causa di questi calcoli è l’iperparatiroidismo, una condizione in cui le paratiroidi producono troppo paratormone (PTH), aumentando l’escrezione di calcio nelle urine e favorendo la formazione di calcoli. In questi casi, il trattamento non è solo dietetico ma richiede un controllo medico per gestire l’iperparatiroidismo.
Per la prevenzione, è consigliato ridurre il sodio nella dieta e mantenere un adeguato apporto di calcio attraverso fonti alimentari piuttosto che tramite integratori. In alcuni casi, l’alcalinizzazione dell’urina, ottenibile tramite l’assunzione di citrato di potassio, può essere utile per prevenire la formazione di calcoli.
3. Calcoli di Acido Urico
Nei pazienti con calcoli di acido urico, la dieta dovrebbe concentrarsi sulla riduzione delle purine e sull’aumento del consumo di alimenti alcalinizzanti come frutta e verdura. L’acidificazione dell’urina può essere prevenuta con l’assunzione di citrato, che è naturalmente presente in agrumi e in altre fonti vegetali.
4 Calcoli di struvite (o triplo fosfato): Calcoli che si sviluppano in presenza di infezioni urinarie, in particolare con batteri che producono ureasi, un enzima che aumenta il pH urinario, favorendo la cristallizzazione di struvite.
5 Calcoli di cistina: Rari, si formano in individui con un difetto genetico che causa l’escrezione elevata di cistina, un aminoacido.
Conclusioni
La gestione della calcolosi renale richiede un approccio personalizzato che tenga conto della predisposizione genetica e del metabolismo del singolo individuo. L’approccio dietetico deve essere equilibrato e mirato, evitando di adottare diete di esclusione drastiche che potrebbero compromettere l’assunzione di nutrienti essenziali. Un corretto studio metabolico, condotto sotto il controllo di un nefrologo, è fondamentale per individuare le cause specifiche della calcolosi e per impostare una strategia preventiva personalizzata.
L’idratazione, una dieta variata e bilanciata, come quella mediterranea, insieme alla riduzione del consumo di alimenti salati e industriali, rappresentano le principali linee guida per la prevenzione della calcolosi renale. Ogni paziente dovrebbe essere seguito in modo specifico per ottimizzare la prevenzione e ridurre il rischio di recidiva, adottando un regime alimentare che rispetti le sue esigenze metaboliche individuali.
Il digiuno intermittente è una pratica alimentare che alterna periodi di digiuno a periodi di alimentazione, guadagnando crescente attenzione per i suoi potenziali benefici sulla salute, come il miglioramento della composizione corporea, la gestione del peso e la protezione contro malattie metaboliche e cardiovascolari. Tuttavia, il digiuno intermittente comporta dei rischi e degli effetti collaterali, soprattutto se applicato in modo scorretto o senza supervisione medica. In questo articolo approfondiremo non solo i benefici, ma anche gli aspetti di rischio e gli effetti collaterali a breve e lungo termine.
Cos’è il Digiuno Intermittente?
Il digiuno intermittente non è una dieta ipocalorica nel senso tradizionale del termine, ma un modello alimentare che prevede l’alternanza tra periodi di digiuno e periodi di alimentazione. Durante i periodi di alimentazione, l’apporto calorico giornaliero può essere normocalorico (per il mantenimento del peso) o ipocalorico (per la perdita di peso), a seconda degli obiettivi specifici.
Esistono diverse modalità di digiuno intermittente, tra cui:
Metodo 16/8: 16 ore di digiuno seguite da 8 ore di alimentazione.
Metodo 5:2: cinque giorni di alimentazione normale e due giorni con assunzione calorica limitata.
Digiuno a giorni alterni: alternanza tra giorni di alimentazione normale e giorni di digiuno o ridotto apporto calorico.
I Benefici del Digiuno Intermittente
I benefici del digiuno intermittente, supportati da una crescente mole di studi scientifici, includono:
Perdita di peso e miglioramento della composizione corporea: Il digiuno intermittente può essere efficace per la riduzione del peso corporeo, principalmente attraverso l’aumento della lipolisi (rottura dei grassi) e la riduzione dell’infiammazione. In uno studio di meta-analisi hanno mostrato che il digiuno intermittente è paragonabile a regimi dietetici tradizionali a restrizione calorica per quanto riguarda la perdita di peso.
Miglioramento della salute metabolica: Il digiuno intermittente ha mostrato effetti positivi sulla sensibilità all’insulina, sulla glicemia e sul profilo lipidico, con riduzioni nei livelli di colesterolo LDL e trigliceridi, suggerendo che possa avere un ruolo nella prevenzione dell’insulino-resistenza.
Benefici cardiovascolari: Il digiuno intermittente sembra influenzare positivamente la pressione sanguigna e i livelli di trigliceridi, con effetti protettivi nei confronti delle malattie cardiovascolari, andando a ridurre significativamente i fattori di rischio cardiovascolari in individui sovrappeso e obesi.
Protezione neuroprotettiva: Studi sugli animali suggeriscono che il digiuno intermittente potrebbe proteggere contro malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, favorendo la neurogenesi e riducendo lo stress ossidativo
Miglioramento della longevità: Sebbene le evidenze sugli esseri umani siano ancora preliminari, studi su modelli animali suggeriscono che il digiuno intermittente potrebbe favorire l’invecchiamento sano, riducendo il rischio di malattie croniche e migliorando la durata della vita.
I Rischi e gli Effetti Collaterali del Digiuno Intermittente
Nonostante i benefici, il digiuno intermittente non è privo di rischi. In particolare, ci sono effetti collaterali che possono verificarsi a breve termine, oltre a potenziali complicazioni per chi soffre di condizioni mediche preesistenti. Ecco i principali rischi associati al digiuno intermittente:
Astenia (Stanchezza e Fatica): Durante i primi giorni di digiuno intermittente, molte persone riportano sensazioni di stanchezza o mancanza di energia. Questo può derivare da un iniziale adattamento del corpo al cambiamento nei ritmi alimentari, in particolare se si segue un regime di ridotto apporto calorico. I soggetti che iniziano il digiuno intermittente possono sperimentare una temporanea riduzione dell’energia fisica e mentale, dovuta all’abbassamento dei livelli di glicogeno nei muscoli.
Ipotensione (Bassa Pressione Sanguigna): Il digiuno intermittente può portare a una temporanea riduzione della pressione sanguigna, che può essere più marcata in individui che consumano meno sale o che non assumono abbastanza liquidi durante il digiuno. Un abbassamento della pressione arteriosa può causare vertigini, svenimenti o sensazioni di debolezza. I soggetti che praticano il digiuno intermittente, soprattutto nei primi periodi, possono andare incontro a episodi di ipotensione.
Crisi Ipoglicemiche (Basso livello di zucchero nel sangue): Le crisi ipoglicemiche rappresentano un rischio concreto per chi soffre di diabete o di disturbi glicemici, in particolare per chi assume farmaci per il controllo glicemico, come l’insulina. Durante il digiuno, i livelli di glicemia possono scendere troppo rapidamente, provocando sintomi come tremori, vertigini, sudorazione e confusione mentale. Per i diabetici il digiuno intermittente non supervisionato aumenta il rischio di episodi ipoglicemici, soprattutto nei giorni di alimentazione a basso apporto calorico. Alcuni studi hanno mostrato che, sebbene il digiuno intermittente possa portare a una riduzione dell’insulina a lungo termine, nei soggetti diabetici i rischi acuti di ipoglicemia e l’instabilità glicemica durante il digiuno sono una preoccupazione significativa. Di conseguenza, è fondamentale che i pazienti con diabete gestiscano attentamente l’apporto alimentare durante i periodi di digiuno e che la pratica del digiuno venga seguita solo sotto stretto controllo medico.
Stitichezza: La stitichezza è un altro effetto collaterale comune nei regimi di digiuno intermittente. Questo può essere dovuto alla riduzione dell’apporto di fibre e acqua durante i periodi di digiuno. E’ stato dimostrato che la riduzione dei pasti e la possibile disidratazione nei periodi di digiuno può rallentare la motilità intestinale, portando a difficoltà nell’evacuazione.
Digiuno Intermittente: Un Approccio a Breve Termine
Il digiuno intermittente è principalmente proposto come una strategia per la perdita di peso e i benefici sono maggiormente evidenti in un contesto di breve termine. Nonostante i suoi effetti positivi sul miglioramento della composizione corporea, a lungo termine può presentare problematiche psicologiche e comportamentali che devono essere considerate con attenzione.
Comportamento Alimentare e Rischi Psicologici
L’adozione di un regime alimentare come il digiuno intermittente è controindicato nei soggetti affetti da disturbi del comportamento alimentare e disturbi d’ ansia e dell’umore. Un approccio restrittivo e una distribuzione dei pasti irregolare può compromettere l’equilibrio nutrizionale, creare una relazione problematica con il cibo e aggravare o aumentare il rischio di sviluppare disordini alimentari come ortoressia (ossessione per il cibo sano) o anoressia nervosa. E’ stato dimostrato che l’alterazione dei ritmi alimentari potrebbe portare a problemi emotivi e psicologici, come ansia legata al cibo e abbuffate dopo i periodi di digiuno.
Un altro aspetto rilevante è l’effetto sociale ed emotivo del digiuno intermittente. Le occasioni sociali, come pranzi e cene con familiari e amici, spesso si basano sulla condivisione dei pasti. Un regime alimentare che prevede periodi di digiuno potrebbe interferire con queste interazioni sociali, creando tensioni nelle relazioni personali e familiari, o causando sensazioni di esclusione e stress emotivo.
Conclusioni
Il digiuno intermittente può essere una strategia utile per la perdita di peso, il miglioramento della salute metabolica e la protezione contro alcune malattie croniche, ma non è privo di rischi e potenziali effetti collaterali. Pertanto, il digiuno intermittente deve essere considerato principalmente come una strategia temporanea per il controllo del peso, da seguire sotto la supervisione di un medico, specialmente nei pazienti con condizioni mediche preesistenti.
L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce milioni di persone in tutto il mondo, con un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti e dei loro caregiver. Negli ultimi anni, molta attenzione è stata dedicata alla ricerca di strategie di prevenzione, soprattutto nei soggetti con famigliarità, per ridurre il rischio di sviluppare questa patologia. La dieta è emersa come un possibile fattore chiave nella promozione della salute cerebrale. Vediamo quali sono le principali evidenze scientifiche disponibili riguardanti il ruolo della dieta nella prevenzione dell’Alzheimer.
Dieta Mediterranea
Sebbene non vi siano linee guida nutrizionali specifiche per la prevenzione della malattia, numerosi studi epidemiologici hanno suggerito che la dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, cereali integrali, pesce, noci e olio d’oliva, potrebbe essere associata a un minor rischio di sviluppare l’Alzheimer e altre forme di demenza. Ad esempio, uno studio condotto nel 2013 e pubblicato su “The New England Journal of Medicine” ha evidenziato che l’aderenza alla dieta mediterranea era associata a una ridotta incidenza di declino cognitivo e di malattia di Alzheimer.
Ruolo degli Antiossidanti e degli Omega-3
Gli antiossidanti, presenti in molti alimenti di origine vegetale, hanno dimostrato di avere effetti protettivi contro lo stress ossidativo e l’infiammazione, implicati nello sviluppo dell’Alzheimer. Allo stesso modo, gli acidi grassi omega-3 del pesce sono stati associati a un minor rischio di deterioramento cognitivo e declino della funzione cerebrale.
Controllo del Diabete e dell’Obesità
Condizioni come il diabete di tipo 2 e l’obesità sono considerati fattori di rischio per lo sviluppo dell’Alzheimer. Pertanto, adottare una dieta che favorisca il controllo della glicemia e la prevenzione del diabete, nonché il mantenimento di un peso corporeo sano potrebbe contribuire a ridurre il rischio di sviluppare la malattia. Studi hanno evidenziato che una dieta ricca di cibi ad alto indice glicemico e povera di fibre potrebbe essere associata a un aumento del rischio di demenza.
Rischio nei Pazienti con Famigliarità per l’Alzheimer
I pazienti con una storia familiare di Alzheimer hanno una maggiore predisposizione a sviluppare la patologia. Tuttavia, ci sono prove che suggeriscono che uno stile di vita sano e un’alimentazione equilibrata potrebbero influenzare l’espressione genica a livello del DNA e contribuire a ridurre il rischio di insorgenza della malattia nei soggetti con famigliarità per Alzheimer.
Integrazioni Nutrizionali Indicate
Alcuni studi hanno suggerito che l’integrazione nutrizionale di alcuni micronutrienti potrebbe avere benefici nella prevenzione dell’Alzheimer. Ad esempio, la supplementazione di vitamina E, un potente antiossidante, è stata associata a una riduzione del rischio di deterioramento cognitivo. Inoltre, studi preliminari hanno indicato che la somministrazione di acido folico, vitamina B12 e acidi grassi omega-3 potrebbe avere effetti positivi sulla funzione cerebrale e sulla riduzione del rischio di Alzheimer.
Conclusioni e Prospettive Future
Le evidenze scientifiche suggeriscono che la Dieta Mediterranea ricca di frutta, verdura, cereali integrali, pesce e grassi sani, potrebbe essere benefica nella prevenzione dell’Alzheimer in associazione alla prevenzione del Diabete di tipo II e dell’ obesità. Tuttavia, è importante sottolineare che la dieta da sola non è l’unica strategia di prevenzione e che uno stile di vita complessivo, che includa l’attività fisica regolare, il controllo dello stress e il mantenimento delle relazioni sociali, è fondamentale per promuovere la salute cerebrale e ridurre il rischio di malattie neurodegenerative.