CIOCCOLATO E DIETA DIMAGRANTE? SI PUO’!

TOGLIETEMI TUTTO, MA NON IL MIO CIOCCOLATO!

Un paio di giorni fa una mia paziente mi ha detto: “mi sembra incredibile pensare che in questi mesi sono dimagrita così tanto e sto così bene avendo mangiato cioccolato quasi tutti i giorni. Io non avrei potuto farne a meno ma ho sempre pensato che fosse bandito nelle diete!” Di certo i successi di questa paziente sono da attribuirsi ad una commistione di fattori che nel loro insieme hanno comportato i risultati desiderati, ma tra questi anche il cioccolato ha fatto la sua parte, ne sono sicura. Eh sì, perché non esiste la dieta ideale, ma la dieta che il paziente riesce a seguire! E poi… il cioccolato, fondente o extra fondente (70%min cacao), assunto in quantità giornaliere controllate (dai 20 ai 40 gr circa a seconda dei diversi fabbisogni),apporta diversi benefici al nostro organismo: accelera il metabolismo e dà energie, fornisce una buona quota di sali minerali, tra cui il ferro, contiene antiossidanti (flavonoidi) e fa bene alla circolazione e al cuore, abbassa il colesterolo, favorisce il rilascio di endorfine, dunque, il miglioramento del tono dell’umore. Nelle giuste tipologie e quantità, quindi, il cioccolato può essere consumato regolarmente e, come ogni altro alimento, non va demonizzato o evitato. Certo occorre prestare attenzione in alcune situazioni particolari da valutare assieme al medico nutrizionista per stabilire se, quando e come inserirlo oppure evitarlo o limitarne il consumo: emicrania, sindrome emorroidaria, gastrite acuta, allergie specifiche, allattamento, calcolosi renale… Per ciascuno di noi esiste un tipo di alimentazione specifica, da ricercare e poi seguire per controllare il peso, la salute e star bene con noi stessi.

AIUTOOOO! IL MIO BAMBINO HA SEMPRE FAME!

Genitori alle prese con la faticosa educazione alimentare dei vostri bambini, questo scritto è per voi… e nasce da una domanda comune che spesso ricorre tra alcune mamme in difficoltà: come poter “interpretare la fame” nei nostri bambini e capire se la richiesta di più cibo in generale, o di un cibo in particolare, ai pasti o fuori dai pasti, sia un appetito fisiologico, da necessità energetica non soddisfatta, o una fame di natura diversa.

È possibile che talvolta ci sia un bisogno di cibo per placare uno stato d’animo negativo (rabbia, tristezza, ansia o stress) oppure, più semplicemente, che i bambini vogliano rivendicare le loro voglie o preferenze e soddisfarsi mangiando qualcosa “di diverso”, in aggiunta o in alternativa al pasto che viene loro proposto.

In alcuni casi la fame persistente può essere conseguenza di un’ alimentazione ad alto indice glicemico, con o senza il consumo di junk food fuori pasto.

L’importante è innanzitutto conoscere all’ incirca i fabbisogni energetici in età evolutiva per orientarsi nell’impostare l’alimentazione giornaliera dei nostri ragazzi. Questo è il link di un mio articolo dove potete trovare linee guida utili e uno schema con le grammature per porzione nelle varie fasce di età. https://www.google.it/…/linee-guida…/amp/

In particolare occorre ricordare la necessità di consumare ad ogni pasto una porzione di carboidrati, che non devono mai mancare ne’ essere sostituiti da alimenti proteici; inoltre, la colazione e la merenda devono essere nutrienti e sostanziose, specie nei giorni di maggiore dispendio energetico, evitando il consumo di junk food.

Ovviamente le porzioni di cibo che ciascun bambino richiede possono variare rispetto alle indicazioni standard a seconda di vari fattori che comprendono le caratteristiche antropometriche individuali, fattori genetici e ambientali nonché il dispendio energetico quotidiano.

In caso di inappetenza, ad esempio, una volta escluse cause organiche o psicologiche, occorre valutare che questa non sia semplicemente dovuta ad una condizione di sedentarietà, che chiaramente comporta un minore bisogno di energie.

L’USO DI INTEGRATORI NELLE DIETOTERAPIE

Quanti sono i miti da sfatare riguardanti l’alimentazione e/o le dietoterapie! Uno di questi riguarda l’uso (e talvolta l’ abuso) di integratori nutrizionali: vitamine, sali minerali, amminoacidi, barrette, bevande energetiche, altri integratori per l’attività fisica, prodotti omeopatici, tisane drenanti e sostitutivi del pasto.

Il consumo di questi prodotti senza una effettiva indicazione clinica non solo può essere inutile, ma anche comportare una considerevole spesa economica e potenziali rischi per la salute, specie se gli integratori vengono acquistati senza prescrizione medica, assunti per un periodo di tempo prolungato o in presenza di disturbi e patologie cui prestare attenzione. Non tutto ciò che è naturale è innocuo!

A maggior ragione occorre evitare di somministrare integratori ai bambini in età evolutiva, a meno che non siano prescritti dal pediatra. In caso di dietoterapia non è assolutamente necessario consumare vari prodotti dimagranti, drenanti o sostitutivi del pasto.

Le diete che si basano sull’assunzione di questi preparati non hanno fondamento scientifico e hanno il grande svantaggio di non educare ad una alimentazione regolare che si possa mantenere nel tempo. In questi casi ad un calo ponderale più o meno rapido e consistente segue il recupero con gli interessi del peso precedente… e talvolta qualche disturbo più o meno grave per il nostro organismo!

Quando occorre assumere integratori alimentari, previa prescrizione medica? In caso di stati febbrili o patologici per cui determinati nutrienti possono essere necessari ed efficaci, in caso di malattie che causano malassorbimento e deficit di nutrienti, in presenza di determinate carenze alimentari diagnosticate e accertate. Le integrazioni alimentari sono anche necessarie in caso di aumentato fabbisogno che non riesce ad essere soddisfatto attraverso la dieta: gravidanza, allattamento, attività fisica intensa o sport a livello agonistico.

PERCHE’ NON DIMAGRISCO? EPPURE…

Molti pazienti che necessitano di un calo ponderale, spesso alla prima visita dichiarano di avere una corretta alimentazione o, comunque, di non consumare cibo in eccesso. Nonostante ciò, il loro peso è fuori controllo e non si spiegano il perché. A volte si chiedono se il motivo risieda in qualche allergia e intolleranza. Dall’anamnesi alimentare e dello stile di vita, invece, emergono quasi sempre delle criticità e delle cause che possono spiegare il perché delle loro difficoltà.

Spesso manca una reale consapevolezza di determinati errori alimentari o eccessi non considerati come tali, un’alimentazione ad alto indice glicemico e/o ad alto quantitativo di proteine animali e/o con il consumo prevalente di cibi pronti industriali.

A volte viviamo di paradossi: evitiamo il glutine senza esserne intolleranti, seguiamo diete drastiche e low carb ma eccediamo con aperitivi e alcolici, ad esempio.

Non di rado capita che il calo ponderale sia ostacolato da una dieta eccessivamente restrittiva e che ha comportato un blocco metabolico: è noto, infatti, che il controllo del peso non dipende solo dalle quantità del cibo, ma anche dalla qualità e tipologia di alimenti che scegliamo ogni giorno.

Può succedere che il controllo dei pasti settimanalmente sia sbilanciato rispetto alle abitudini alimentari del weekend, oppure che non sia regolare la distribuzione delle energie e delle quantità di cibo nell’arco della giornata. È frequente che, a causa dei ritmi frenetici della giornata, molti pazienti saltino i pasti e assumano calorie in eccesso a cena, così come accade di mangiare poco ai pasti e molto fuori pasto.

Talvolta, a un’alimentazione regolare si associa uno stile di vita troppo sedentario e/o troppo stressante, entrambe condizioni che determinano un rallentamento del metabolismo e un accumulo di grassi e zuccheri. Inoltre, i disturbi del sonno sono estremamente frequenti, molto spesso non trattati e sempre determinanti delle ripercussioni sul piano del metabolismo e del comportamento alimentare.

Il controllo del peso dipende da tanti aspetti che nell’insieme possono favorire o ostacolare il dimagrimento e la salute del nostro organismo. Ciascuno di noi, poi, necessita di trovare il proprio equilibrio, il proprio stile alimentare personale che dipenda dalle proprie esigenze e caratteristiche.

L’ORTORESSIA

Il troppo stroppia e anche una dieta troppo sana può far male! Sembra un paradosso ma è così ed esiste persino un disturbo del comportamento alimentare derivante da una eccessiva e ossessiva attenzione per il cibo sano, “puro” e per le proprietà nutrizionali degli alimenti. Questo disturbo si chiama ortoressia e comporta l’investimento di tempo ed energie in eccesso al fine di cercare, pianificare e cucinare cibo sano.

I sintomi della malattia possono essere in parte equivalenti a quelli degli altri disturbi del comportamento alimentare e del disturbo ossessivo compulsivo, tuttavia non sono ancora stati definiti i criteri diagnostici dell ortoressia per la mancanza di dati empirici che rendono l’inquadramento della malattia assai complesso. Esistono peraltro vari livelli di gravità dell’ ortoressia e anche per questo non è al momento chiaro il dato di prevalenza nella popolazione generale. In ogni caso, sulla base di alcuni studi condotti, le categorie di persone più a rischio sono i nutrizionisti, i dietologi e tutti coloro che lavorano in ambito nutrizionale, oltre agli sportivi e ai soggetti che lavorano in ambito artistico. Anche l’aver seguito una dieta dimagrante o avere una storia di dietoterapie pregresse nel corso della vita può predisporre allo sviluppo dell’ ortoressia.

La vita degli ortoressici è costantemente condizionata dalla ricerca del cibo giusto, dalla pianificazione e dalla preparazione di un’alimentazione perfettamente controllata, oltre che dal senso di colpa in caso di sgarro. Il cibo perde del tutto il suo significato di piacere e la quotidianità del soggetto, il suo funzionamento e la sua vita di relazione possono arrivare ad essere compromesse in modo più o meno significativo, in parte o del tutto.

Sul piano fisico le conseguenze dell’ ortoressia si manifestano a vari livelli di gravità, annoverando sintomi sovrapponibili a quelli degli altri disturbi del comportamento alimentare, eccessiva magrezza, carenze nutrizionali, disturbi gastrointestinali e gastrite, osteoporosi.

Conoscere l’ ortoressia e riconoscere alcuni segnali di allarme per l’insorgenza di questo disturbo è un primo passo per poter prevenire o affrontare alcuni rischi e difficoltà. Se da un lato la ricerca del benessere attraverso l’alimentazione è un obiettivo che deve accomunare ciascuno di noi, dall’altro la nostra salute psicofisica è un delicato equilibrio di tante componenti. L’equilibrio deve poter essere il nostro obiettivo al fine di conseguire e mantenere nel tempo uno stile di vita sano.

TUTTO SULLO YOGURT: ALIMENTO FUNZIONALE, SQUISITO ED ESSENZIALE

Nei miei piani alimentari non manca mai uno yogurt al giorno. I miei pazienti conoscono bene il mio leitmotiv: “Uno yogurt al giorno toglie il medico di torno”. Ed è proprio così.

Lo yogurt è un alimento funzionale a tutti gli effetti: oltre a contribuire a soddisfare il nostro importante fabbisogno quotidiano di calcio e di proteine ad alto valore biologico, lo yogurt contiene i fermenti lattici vivi, in grado di favorire il transito, equilibrare la nostra flora batterica intestinale e garantire il benessere del nostro microbiota, incrementando le nostre difese immunitarie e la salute del nostro intero organismo.

Non tutti gli yogurt in commercio, però, sono realmente dei probiotici ed occorre prestare attenzione all’ etichetta nutrizionale per verificare che siano contenuti nel prodotto i fermenti lattici vivi. Per legge nell’elenco degli ingredienti devono essere espressamente indicati i nomi dei due microrganismi utilizzati: streptococcus termophilus e lactobacillus bulgaricus. In assenza dei fermenti lattici vivi non possiamo definire yogurt l’ alimento, bensì crema di latte o dessert a base di latte. Affinché, poi, i fermenti lattici vivi contenuti nello yogurt svolgano appieno le loro funzioni a livello dell’ organismo è opportuno acquistare e poi consumare l’alimento lontano dalla scadenza e preferibilmente a distanza di circa un mese dalla data indicata in etichettta.

È sempre opportuno scegliere yogurt al naturale, senza zuccheri aggiunti o additivi, di nuovo prestando attenzione all’elenco degli ingredienti. Nei casi in cui non si riesca a tollerare l’acidità dello yogurt al naturale, può essere eventualmente utilizzato un cucchiaino di zucchero o miele per rendere più dolce e palatabile l’alimento; in alternativa lo yogurt al naturale può essere consumato con l’aggiunta di frutta fresca di stagione o frutta secca, cioccolato extra fondente, mix di semi oleosi o uvetta e cereali a piacere.

Nelle dietoterapie o in alcune condizioni patologiche particolari è opportuno consumare yogurt da latte scremato, ma nei soggetti adulti sani normopeso e, in particolare, nei bambini e nei ragazzi in età evolutiva è indicato l’alimento da latte intero.

È importante ricordare che lo yogurt, pur essendo un latticino, è sempre tollerato e, dunque, indicato in tutti i casi di diagnosticata intolleranza al lattosio, dal momento che quest’ultimo viene degradato completamento nel processo di lavorazione dell’alimento. Tutti gli yogurt sono, dunque, naturalmente privi di lattosio e occorre ricordarlo per non farsi ingannare, ancora una volta, dai claims di alcune marche che presentano la dicitura “yogurt senza lattosio” come furba strategia di marketing.

LA MOTIVAZIONE DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI IN UN PERCORSO DIETOTERAPICO

Il livello di motivazione personale al cambiamento in un percorso di modificazione dello stile di vita e delle abitudini alimentari e’ sempre un aspetto cruciale sul quale a volte occorre lavorare molto. Questo vale sia per l’adulto che per il bambino e il ragazzo. La motivazione in assoluto più forte, che correla con i migliori risultati, è quella legata alla salute, la quale riguarda prevalentemente il soggetto adulto, specie se già afflitto da disturbi o patologie derivanti da scorrette abitudini di vita. Nei bambini e nei ragazzi le “cose” si fanno più difficili perché spesso godono di buona salute e non è facile apportare determinati cambiamenti faticosi pensando alla prevenzione di patologie future. I bambini vivono il presente, a loro interessa il “qui ed ora” ed è anche un bene che non percepiscano la paura per il futuro o per le malattie future. Come motivarli, allora? Esiste una possibilità di intervenire su alcune abitudini scorrette e impostare una buona educazione alimentare e prevenzione in ambito sanitario? Io penso di si’, penso che non sia semplice ma… nemmeno impossibile. Occorre provare a renderli più consapevoli, innanzitutto, utilizzando il mezzo del gioco, della lettura, di esperienze piacevoli vissute in famiglia, condivise con i pari e qualsiasi altro strumento a loro gradito e adatto alla loro fascia di età. Fin dall’infanzia e nell’adolescenza può essere importante conoscere cosa è il cibo e quali vantaggi il mangiar sano comporta nel “qui ed ora”: maggiori energie durante la giornata, maggiori capacità di concentrazione, memorizzazione ed organizzazione del tempo, un miglior rendimento scolastico e delle attività artistiche e creative, una migliore performance sportiva. Il cibo sano e l’attività fisica migliorano l’umore, potenziano il sistema immunitario e il buon funzionamento dell’ organismo, salvaguardandolo da infezioni, malanni di stagione, disturbi gastrici, intestinali, muscolari, cefalee tensive, stanchezza cronica e svogliatezza. Ridurre le ore davanti agli schermi e migliorare la durata e la qualità del sonno notturno favoriscono la salute fisica e psichica e la stessa qualità dell’alimentazione, in un circolo virtuoso che vale la pena provare ad intraprendere insieme, in famiglia, contrastando la sedentarietà, il consumo di junk food, un’alimentazione selettiva, l’abuso della tecnologia ed altre cattive abitudini che sul lungo termine possono rivelarsi dannose. Probabilmente la consapevolezza non porterà subito ad un cambiamento immediato, ma è il punto di partenza di tutto. Il grande vantaggio è che, se si prova a modificare qualcosa, piano piano, scalino dopo scalino, nei bambini e nei ragazzi il cambiamento è più facile, più rapido, più evidente, più duraturo. Basta solo iniziare, provare a dar loro fiducia, provare a trasferir loro entusiasmo e coraggio! Continuare a dare, ancora una volta, il buon esempio… e, soprattutto, non avere fretta e non affannarsi, portare pazienza, tanta pazienza! Prima o poi il seme germoglierà!

UN’ORA AL GIORNO ALMENO

Un’ora al giorno almeno bisogna essere felici: un’ora al giorno almeno bisogna fare movimento da moderato a intenso! Ebbene si’, almeno un’ora al giorno è la durata raccomandata di attività fisica e/o movimento quotidiano da svolgere in età evolutiva… e, possibilmente, anche in età adulta! Almeno un’ora, tutti i giorni. Per noi adulti è importante, per i bambini e i ragazzi in crescita è fondamentale. L’attività fisica e uno stile di vita attivo favoriscono il buon funzionamento di tutti gli organi e gli apparati, migliorano l’umore e aumentano la massa magra muscolare ostacolando l’accumulo di grasso e prevenendo il sovrappeso. Al contrario, uno stile di vita sedentario correla con maggiori rischi di incorrere in malattie croniche, del metabolismo e cardiovascolari. Eppure, a causa del lavoro, delle ore di studio e dell’uso (e abuso) della tecnologia, ci muoviamo ormai tutti molto poco e quell’ora al giorno di movimento raccomandata è quasi un miraggio. Ora, a darci un motivo, o forse una giustificazione in più per essere inattivi, è arrivato il covid 19: le palestre e le piscine sono chiuse, lavoriamo in smartworking, la vita sociale è compromessa, l’inverno è sempre più rigido! Non si discute sul fatto che tutto ciò sia un grave disagio e che stiamo attraversando una crisi epocale e dolorosa, ma il problema della sedentarietà già ci affliggeva prima della pandemia. Esistono, per chi vuole trovarle, alternative e soluzioni praticabili con la giusta capacità di adattarsi e di organizzarsi, occorre solo essere spinti dalla motivazione, dallo slancio e della volontà di cambiare. Le limitazioni dovrebbero portare a maggiori consapevolezze e bisogni. La crisi si supera attraverso il cambiamento. Possiamo e dobbiamo davvero cambiare! Possiamo davvero arrivare a quell’ora almeno al giorno di felicità! Possiamo dimenticarci della macchina in città, possiamo iniziare a camminare o a spostarci in bici; possiamo accompagnare i nostri figli a scuola a piedi; possiamo farlo anche d’inverno, bruciando grazie al freddo maggiori calorie. Possiamo usare le scale di casa, anziché l’ascensore. Possiamo andare a correre o a camminare la mattina presto, oppure in pausa pranzo; possiamo recuperare il tempo per allenarci al parco o a casa… il tempo, si’, quello che sembra sempre mancare, in verità basta sfruttare meglio quello che abbiamo a disposizione, rivedere le proprie priorità, svegliarsi e addormentarsi un’ora prima tutti i giorni, un’ora almeno al giorno… per essere attivi, fare sport, essere felici! Arriveremo a muoverci di più, pur vivendo con più lentezza. Certo, all’inizio sarà difficile, dovremo far lo sforzo di iniziare, imporre qualche cambiamento anche alla nostra famiglia, ai nostri bambini… ma poi le nuove abitudini diventeranno una necessità, staremo meglio e non vorremo più tornare indietro!

SPAZIO GIOVANI

Iniziai ad occuparmi di pazienti adolescenti un po’ per caso, circa cinque anni fa. Prima di allora avevo intrapreso l’attività di Medico Nutrizionista arrivando, come esperienza, dagli ambulatori di Medicina Generale e la maggior parte dei miei pazienti erano soggetti adulti e anziani. Poi, un giorno, una paziente mi chiede una visita per sua figlia: “Dottoressa, devo portarle mia figlia: ha quindici anni, è in piena crisi adolescenziale e non so più come prenderla, non si piace fisicamente, segue le diete fai da te, perde peso e lo riprende, non si muove mai ed è sovrappeso. Chissà se lei può aiutarla?!”. Così, pochi giorni dopo, arriva in studio V., la mia prima paziente adolescente. Arriva con i suoi “occhi belli”, gli occhi degli adolescenti, un affascinante e contraddittorio mix di paura, timidezza e… voglia di sbocciare e “spaccare il mondo”. Con V. iniziamo un percorso sorprendente verso il cambiamento, il miglioramento delle abitudini alimentari, dello stile di vita e della composizione corporea! Per la loro giovane età e per la ricettività al cambiamento, i ragazzi sono i pazienti che possono ottenere i risultati più sorprendenti durante un percorso dietoterapico. Grazie a V. capisco che “da grande” voglio lavorare con i ragazzi e da allora continuo ad occuparmi di loro, dei loro “occhi belli”. Le soddisfazioni sono grandissime e sono tante… ma non tutti i percorsi sono in discesa e non tutti hanno un esito positivo o duraturo. L’adolescenza è uno dei periodi più critici per l’esordio di condizioni di sovrappeso, obesità e disturbi del comportamento alimentare. Anche nei giovani che praticano sport i rischi dal punto di vista nutrizionale sono diversi e vanno conosciuti e arginati. Intervenire precocemente sulle criticità che possono emergere da un punto di vista nutrizionale e’ di fondamentale importanza per prevenire carenze, disturbi e patologie anche gravi. Ho seguito ragazzi con disagi psicologici, conflitti più o meno esasperati con i genitori, difficoltà legate ad una scarsa motivazione o bassa autostima, rapporti problematici con il cibo e con il proprio corpo. Per tutte queste complessità, sostengo da sempre l’importanza di un percorso psicologico di affiancamento nei pazienti adolescenti e nei giovani adulti. Sono felice, perciò, della collaborazione nata con Francesca Bordone, Psicologa dell’Età Evolutiva, perché ci permette di lavorare assieme nell’interesse dei ragazzi, garantendo loro un aiuto multidisciplinare e per questo completo ed efficace. SPAZIO GIOVANI è uno spazio, metaforico e reale, offerto agli adolescenti, ai giovani adulti e alle loro famiglie per supportarli da un punto di vista emotivo e/o alimentare, equipaggiandoli nell’affrontare criticità e problematiche.

“Se gli adolescenti fossero incoraggiati dalla società ad esprimersi, ciò li sosterrebbe nella loro evoluzione” (Francoise Doltò, Pediatra e Psicanalista francese).

LA TRIADE DELL’ATLETA

La TRIADE DELL’ATLETA è una condizione che si manifesta, a partire dalla pubertà, nelle giovani donne che praticano sport a livello intenso o agonistico. Si tratta di una patologia dovuta ad una carenza energetica nell’alimentazione e associata conseguentemente ad amenorrea e mancata mineralizzazione ossea. Un deficit importante di energia nella femmina sportiva si verifica quando l’introito calorico attraverso la dieta non è adeguato all’elevato dispendio energetico attraverso lo sport. Tale insufficiente disponibilità di energia comporta un danno più o meno graduale e importante alla salute riproduttiva e scheletrica della donna, compromettendo la funzionalità ovarica e la densità minerale ossea, fino a condizioni di infertilità, osteopenia e osteoporosi. L’amenorrea stessa, se protratta, aggrava ulteriormente l’osteopenia.

La triade dell’atleta può insorgere in modo involontario, quando la dieta non è opportunamente pianificata sulla base del tipo e dell’intensità dell’ attività fisica praticata; per questo è importante, nelle giovani donne sportive, impostare un piano alimentare specifico per i propri fabbisogni energetici e nutrizionali.

Il disturbo può essere anche conseguenza di una intenzionale restrizione calorica, talvolta in presenza di disturbi del comportamento alimentare, preesistenti o causati dalla pratica sportiva.
Le situazioni più a rischio sono:
gli sport in cui la struttura pre-puberale è vantaggiosa per la performance (es. ginnastica artistica, tuffi, pattinaggio artistico);
gli sport a componente estetica (es. danza, pattinaggio artistico, ginnastica artistica);
gli sport di endurance, dove il basso peso è preferibile (es. ciclismo, sci di fondo, corse su lunga distanza);
gli sport che prevedono un abbigliamento che rivela le forme corporee (es. nuoto);
gli sport con categorie di peso (es. arti marziali, lotta).

Il riconoscimento e l’intervento precoce della triade dell’atleta sono fondamentali per prevenire la progressione del danno sulla salute e l’insorgenza delle complicanze (infertilità, osteoporosi).

L’approccio terapeutico deve prevedere il coinvolgimento del medico curante, dello specialista ginecologo, del nutrizionista e, in caso di disturbo del comportamento alimentare, dello psicoterapeuta. Come sempre risulta fondamentale il ruolo centrale della famiglia e anche quello degli allenatori sportivi.

Il primo obiettivo terapeutico e’ il recupero del peso corporeo attraverso una dieta adeguata ai fabbisogni e attraverso il controllo del dispendio energetico. I pasti devono essere equilibrati nell’apporto dei macro e dei micronutrienti, in particolar modo coprendo il fabbisogno giornaliero di calcio, ferro, zinco, vitamina K e inserendo la vitamina D come integrazione. Il trattamento ormonale si impone nei casi in cui la dieta non sia in grado di risolvere l’ amenorrea entro un anno dalla sua insorgenza e nei casi di fratture ossee.