Mangio poco ma non dimagrisco: perché succede e gli errori che ostacolano il dimagrimento

Molti pazienti che necessitano di un calo ponderale, durante la prima visita, dichiarano di seguire un’alimentazione corretta o comunque di non mangiare in eccesso. Nonostante questo, il peso tende ad aumentare o non diminuire, generando frustrazione e confusione. Spesso ci si chiede se la causa possa essere un’intolleranza o un problema metabolico. In realtà, nella maggior parte dei casi, l’aumento di peso è legato a un disequilibrio tra energia introdotta e consumata, spesso inconsapevole, più che a condizioni metaboliche rare.

Mangio poco ma non dimagrisco: le cause più frequenti

🥗 Errori alimentari inconsapevoli

Una delle cause principali è la mancanza di consapevolezza rispetto a ciò che si mangia davvero.
Dall’anamnesi alimentare emergono spesso:

  • consumo frequente di alimenti raffinati
  • cibi ad alta densità energetica
  • pasti pronti industriali
  • diete monotone o sbilanciate

Anche piccole abitudini quotidiane possono portare, nel tempo, a un eccesso calorico.

⚖️ Diete troppo restrittive e adattamento metabolico

Seguire diete eccessivamente restrittive può ostacolare il dimagrimento.

In questi casi, l’organismo attiva un meccanismo di adattamento noto come
adaptive thermogenesis,
riducendo il dispendio energetico per difendersi dalla carenza di energia.

Questo non significa che il metabolismo sia “bloccato”, ma che si è adattato.

🍷 I paradossi dell’alimentazione moderna

Spesso si osservano comportamenti contraddittori:

  • eliminazione del glutine senza necessità
  • diete low carb molto rigide
  • consumo frequente di alcolici (aperitivi, weekend)

Questi fattori possono annullare gli sforzi fatti durante la settimana.

🕒 Distribuzione irregolare dei pasti

Un altro errore comune riguarda la gestione dei pasti:

  • saltare i pasti durante il giorno
  • mangiare poco ai pasti principali
  • compensare con snack o cene abbondanti

Questo schema può portare a un aumento dell’introito calorico complessivo e a una scarsa regolazione della fame.

🛋️ Sedentarietà, stress e aumento di peso

Anche lo stile di vita gioca un ruolo fondamentale.

  • La sedentarietà riduce il consumo energetico
  • Lo stress cronico può alterare la regolazione dell’appetito attraverso ormoni come il
    cortisol

Questi fattori favoriscono comportamenti alimentari disfunzionali e accumulo di grasso.

😴 Sonno e metabolismo

I disturbi del sonno sono molto frequenti e spesso sottovalutati.

Dormire poco o male può:

  • aumentare la fame
  • alterare i segnali di sazietà
  • influenzare negativamente il metabolismo

Nel tempo, questo può rendere più difficile il dimagrimento.

Perché è difficile dimagrire anche mangiando poco?

Il punto chiave è che non conta solo quanto si mangia, ma anche come e cosa si mangia, insieme allo stile di vita complessivo.

Spesso il problema non è visibile a occhio nudo, ma emerge solo attraverso un’analisi approfondita delle abitudini quotidiane.

La soluzione: trovare il proprio equilibrio

Il controllo del peso dipende da molti fattori che, nel loro insieme, possono favorire o ostacolare il dimagrimento.

Per questo motivo, è fondamentale costruire un percorso personalizzato che tenga conto di:

  • esigenze individuali
  • stile di vita
  • abitudini alimentari
  • livello di attività fisica

Ogni persona ha bisogno di trovare il proprio equilibrio e il proprio stile alimentare sostenibile nel tempo.

EMICRANIA E ALIMENTAZIONE

L’emicrania è una patologia neurologica primaria, a base genetica e multifattoriale, molto comune e disabilitante, che colpisce prevalentemente la popolazione femminile e che è caratterizzata dall’insorgenza di attacchi di cefalea pulsante, a livello di uno o entrambi gli emisferi cerebrali, associata spesso a fotofobia, fonofobia, osmofobia, nausea e vomito.

La frequenza degli attacchi di emicrania è variabile per ciascun paziente e nei diversi periodi della vita e i fattori scatenanti che possono determinare la crisi acuta sono molteplici: il ciclo mestruale nella donna, i ritmi di vita irregolari, il sonno notturno non riposante, lo stress (oppure il relax dopo lo stress), determinati cibi e la frequenza elevata del loro consumo, i cambiamenti ambientali e quelli climatici. Lo stile di vita e le abitudini alimentari possono svolgere, quindi, un ruolo importante nel favorire o contrastare l’elevata frequenza degli attacchi di emicrania in chi è affetto da questa patologia.

Dai dati presenti in letteratura scientifica è confermato che esiste una relazione tra emicrania e obesità e sovrappeso: sia nella popolazione di adulti che in quella pediatrica, la prevalenza, la frequenza e la gravità dell’emicrania sembrano aumentare in relazione all’ indice di massa corporea. Una riduzione del peso corporeo correla con un miglioramento della frequenza e della intensità delle crisi di cefalea. Inoltre, è confermata un’ associazione tra emicrania e aumentato rischio di insulinoresistenza. Da queste evidenze si evince l’importanza di intervenire sui pazienti emicranici con una adeguata modificazione dello stile di vita e delle abitudini alimentari al fine di controllare il peso corporeo e prevenire i rischi di salute cui possono essere predisposti.

E’ confermato che uno stato di lieve disidratazione cronica, il digiuno prolungato e l’ipoglicemia costituiscono fattori scatenanti per gli attacchi acuti di emicrania; pertanto, per i pazienti affetti dalla malattia è di fondamentale importanza una adeguata idratazione quotidiana e l’adesione ad una dieta ad elevato apporto di fibre, con distribuzione adeguata degli apporti energetici e regolarità dei pasti nell’arco della giornata. 

Fino al 60% dei pazienti affetti dalla malattia dichiarano una relazione causa -effetto tra il consumo di determinati alimenti e un attacco di emicrania. I cibi “trigger” maggiormente indicati sono il cioccolato, i formaggi stagionati, altri cibi ricchi di istamina (pomodoro, frutta secca, ecc), il caffè o l’astinenza da caffè, l’alcool (specie il vino rosso e la birra), il dolcificante aspartame e alcuni additivi alimentari, contenuti in diversi cibi industriali, quali il glutammato monosodico, i nitrati e i nitriti. Tuttavia, i trigger alimentari sono altamente individuali e non sono indicate nè raccomandate di routine diete di eliminazione empiriche. Ragionevolmente risulta opportuno elaborare un piano alimentare specifico per ciascun paziente, facendo riferimento alla sua anamnesi e valutando il diario alimentare e della cefalea. La personalizzazione è la chiave più opportuna per l’impostazione di una dieta specifica nei pazienti affetti da emicrania, andando a curare anche lo stile di vita, la regolarità nelle abitudini giornaliere, buoni livelli di attività fisica e movimento, la gestione dello stress e la qualità del sonno notturno. 

Al di là della scelta di impostare o meno eventuali diete di eliminazione, nei pazienti affetti da emicrania è opportuno curare l’alimentazione sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, raccomandando una dieta varia e pasti adeguati da consumare ad orari regolari nell’arco della giornata. Esistono, infatti, diverse prove scientifiche a supporto delle diete “complete” come terapia profilattica della malattia; tali regimi alimentari non richiedono l’esclusione di uno o più cibi ma regolano in modo preciso le quantità di ciascun nutriente, apportando adeguati fabbisogni di vitamine, proteine, carboidrati e grassi. In particolar modo, è stato dimostrato che la dieta mediterranea correla con un miglioramento netto dell’andamento della malattia, specie se ad alto contenuto di acidi grassi omega tre correla.

Tra le supplementazioni alimentari nella terapia profilattica dell’emicrania trovano riscontro scientifico gli integratori a base di coenzima Q10, riboflavina e magnesio; in particolare, quest’ultimo ha dimostrato efficacia nella riduzione del disturbo in età pediatrica e dell’emicrania associata al ciclo mestruale.

ALIMENTAZIONE IN MENOPAUSA

“La giovinezza e la maturità sono età allo sbaraglio. Tutto può succedere. La vecchiaia no, si può programmare.”

Franca Valeri 🌈🌼🌺🍀☀️

In Menopausa aumenta il rischio di andare incontro a sovrappeso, obesità viscerale e conseguenti patologie correlate. Negli anni che precedono e che segnano l’inizio del climaterio, è, dunque, utile, a scopo preventivo, aderire ad una dieta sana per controllare il peso corporeo e seguire indicazioni che soddisfino le esigenze nutrizionali della donna in questa fase della vita.

Bere almeno due litri di acqua al giorno, al fine di contrastare la ritenzione idrica e la stasi venosa e linfatica

Per la prevenzione dell’osteoporosi in post menopausa, consumare quotidianamente due porzioni in media tra latte e latticini, preferibilmente magri; inoltre, monitorare periodicamente e integrare adeguatamente la vitamina D.

Limitare il consumo di carne rossa e prediligere la carne magra, le uova e il pesce azzurro

Assumere regolarmente cibi ricchi di magnesio (verdure a foglia verde, cereali integrali, legumi, frutta secca e semi) per alleviare le vampate, l’insonnia, le palpitazioni e l’irritabilità. I dati in letteratura sono, invece, contrastanti rispetto al consumo di soia per contrastare i sintomi climaterici.

Laddove vi siano difficoltà nel controllo del peso corporeo o un aumento ponderale progressivo in perimenopausa, la scelta di richiedere una consulenza nutrizionale e intraprendere un percorso dietoterapico guidato da un professionista può risultare necessario ed efficace per arrestare l’incremento del peso e prevenire disturbi e patologie metaboliche.

Feste natalizie e peso corporeo: strategie efficaci per non prendere chili

Ci siamo quasi… tra pochi giorni iniziano le maratone a tavola. Tutti i pazienti in questi giorni mi chiedono: “Dottoressa, come devo comportarmi a Natale? Cosa devo mangiare? Sarà un disastro, ricomincio la dieta da gennaio?”. La risposta, ovviamente, è no! Perché per tutta la famiglia è assolutamente possibile preservare una sana alimentazione anche durante i pranzi e i cenoni natalizi. Basta seguire alcune semplici strategie che ho pensato di riassumere per voi:

Muoviamoci, innanzitutto! Ogni giorno, tra un pasto e l’altro, tra una mangiata e l’altra, facendo sport, lunghe camminate o qualsiasi altro tipo di attività, anche al freddo, in montagna o in città.

Non facciamo l’errore di saltare gli altri pasti della giornata in previsione dei cenoni!

Prediligiamo la qualità alla quantità e facciamo affidamento alla vera dieta mediterranea, così sana e così saporita.

Aggiungiamo alle nostre tavole le verdure, in genere mancano nelle occasioni natalizie e conviviali. Scegliamo verdure di stagione, in abbondanza, sia crude che cotte, come antipasto e come accompagnamento a tutte le portate.

Togliamo dalle nostre tavole il superfluo: pane, grissini, prodotti da forno e lievitati.

Per i primi piatti scegliamo ricette che prevedano pochi grassi (panna, burro) e utilizziamo olio EVO come condimento e farine integrali o semintegrali.

Evitiamo il bis delle portate e scegliamo porzioni moderate.

Evitiamo o limitiamo il consumo di alcolici (non più di due bicchieri a pasto) e prediligiamo vini con gradazioni inferiori ai 12 gradi, associando l’assunzione di acqua. Evitiamo i superalcolici e i liquori!

Limitiamo pandoro, panettone e altri dolci e consumiamone una sola porzione a fine pasto, oppure a merenda, dopo aver praticato una lunga passeggiata assieme a tutta la famiglia (mica vogliamo davvero trascorrere seduti a tavola l’intera giornata!)

Viviamo piacevolmente l’esperienza del pasto: mastichiamo lentamente, assaggiando il cibo e apprezzandone veramente il sapore, spostando il nostro obiettivo dal “volerci riempire” al “voler gustare il pasto e nutrire il corpo”. In questo modo sarà anche possibile ascoltare il proprio stomaco e capire quando si è realmente sazi, ovvero quando è il momento di fermarsi e non consumare cibo in eccesso.

Diamo importanza e priorità all’aspetto conviviale del pasto, perdiamoci in conversazioni interessanti, risate, sorrisi, regali e auguri… siamo noi, e non il cibo, i protagonisti della festa!

Infine, ricordiamoci che per la salute il vero rischio non sono le feste natalizie, ma le abitudini quotidiane che manteniamo durante tutto l’anno e nel corso della vita. Approfittiamo, quindi, di questo tempo di riposo e riflessione per aprirci, se necessario, a un cambiamento.

Ed ora svesto i panni del Medico Nutrizionista… e vi faccio il mio augurio più sentito: siate, semplicemente, felici! Buon Natale!

DIMAGRIRE CON UN CHATBOT: I RISCHI DELLE DIETE GENERATE DALL’ AI

Qualche giorno fa ho fatto un esperimento. Ho chiesto a ChatGPT una “dieta dimagrante”. La risposta è arrivata rapida, cortese, precisa: mi ha chiesto età, sesso, peso, altezza, obiettivo di peso, livello di attività fisica e preferenze alimentari. In pochi secondi, ero già a un passo dall’ottenere una dieta “personalizzata”. E lì mi sono fermata. Perché io sono un Medico Nutrizionista e quello che ho visto mi ha fatto riflettere.

Oggi siamo immersi in una realtà che ci ha abituati al “tutto e subito”. Viviamo in una società che spesso guarda alla salute con la stessa logica con cui si acquista un paio di scarpe online: vogliamo risultati rapidi, poca spesa, zero attese. Applichiamo una visione consumistica e individualista anche al percorso di cura, perdendo di vista il valore del rapporto umano. Ma la salute non è un prodotto. È una relazione.

Rivolgersi a chatbot per dimagrire sembra la soluzione perfetta per risparmiare e fare in fretta in un mondo che corre, frenetico, e non ci dà sosta. AI ci illude di poter fare da soli e placa la nostra paura di esporci e di affrontare certe fragilità. Crediamo di ricevere una dieta “personalizzata”, mentre in realtà otteniamo un elenco di cibi e uno schema basato su dati auto-riferiti, spesso incompleti o inesatti. Ma la nutrizione clinica non è una formula. Non si riduce a calorie e tabelle.

Dietro all’impostazione di un piano alimentare personale c’è una anamnesi approfondita, la valutazione della storia ponderale e delle diete già eseguite, delle condizioni di salute e di patologia, della famigliarità, del rapporto con il cibo, delle abitudini di vita, del livello di stress, del ciclo mestruale nelle donne, della qualità del sonno e molto altro. Oltre all’imprescindibile esame antropometrico e plicometrico con strumenti professionali, al fine di ottenere dati precisi e veritieri sulla composizione corporea, spesso è necessario eseguire un esame obiettivo e/o visionare o prescrivere degli esami ematochimici. Dietro a tutto questo c’è lo studio, l’aggiornamento costante, l’esperienza pratica e la presenza umana di un professionista che può guardarti negli occhi, riconoscere segni obiettivi, porre e porsi delle domande, suggerirti risultati ragionevoli e il giusto percorso per raggiungerli.

Affidarsi a una dieta prescritta da un’intelligenza artificiale può essere del tutto inefficace (perché può sbagliare, ebbene sì!), ma soprattutto può essere pericoloso. Può portare a carenze nutrizionali, squilibri metabolici, peggioramento di patologie preesistenti, disturbi del comportamento alimentare. E le volte in cui dovesse dare risultati veloci ed eclatanti… questi non saranno sostenibili nel tempo, perché manca ciò che davvero conta: l’educazione alimentare, il cambiamento dello stile di vita, il supporto nel costruire nuove abitudini sane, il rispetto della salute. Senza tralasciare il danno psicologico: la persona resta sola, senza un vero supporto, senza qualcuno che la ascolti, che la incoraggi, che corregga il tiro se necessario.

La relazione medico-paziente è parte integrante della terapia. È fatta di ascolto, di sorrisi, di incoraggiamenti, di riflessioni condivise. Nel mio lavoro, non mi limito a “prescrivere”. A volte penso ai miei pazienti anche fuori dallo studio. Mi capita di rivedere mentalmente una conversazione, di riflettere su un consiglio dato, di chiedermi come sta quella persona che una settimana fa aveva gli occhi lucidi, se sta facendo fatica o trovando beneficio nel seguire la mia dieta. Io penso che anche questa connessione nell’assenza sia determinante. Talvolta, nello scambio, anche io ricevo qualcosa, imparo, guarisco. È un rapporto che arricchisce entrambi e porta a risultati reali, condivisi, duraturi. E tutto questo, semplicemente, non può succedere con un algoritmo, che una volta chiuso lo schermo, non esiste più.

LA NUOVA PIRAMIDE ALIMENTARE

La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) ha recentemente sviluppato una nuova versione della piramide alimentare, basata sulle più recenti evidenze scientifiche, con l’intento di offrire uno strumento educativo aggiornato per promuovere uno stile alimentare sano, sostenibile e capace di prevenire le principali malattie croniche non trasmissibili (malattie cardiovascolari, metaboliche e oncologiche).Questa revisione si basa su documenti internazionali come quello della FAO-OMS sulle diete sane e sostenibili e quello della EAT–Lancet Commission, oltre che sulle Linee Guida Italiane per una sana alimentazione (CREA) e sulla V Revisione dei LARN. Il lavoro è stato condotto da un gruppo ad hoc interno alla SINU, in piena autonomia e senza finanziamenti pubblici o privati.

1. La base della piramide: le scelte quotidiane

La base della nuova piramide è costituita da due sezioni di alimenti da consumare ogni giorno.

Frutta, verdura e olio extravergine di oliva

Questi alimenti rappresentano i pilastri della dieta mediterranea tradizionale, così come descritta dagli studi di Ancel Keys. La loro posizione privilegiata è giustificata sia dalla loro centralità culturale che dalle solide prove scientifiche sui benefici per la salute, in particolare nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. La piramide propone ogni giorno il consumo di almeno 5 porzioni tra verdura e frutta, di stagione e preferibilmente locale.

Particolare attenzione è stata posta all’olio extravergine di oliva: a differenza della precedente piramidi che menzionava genericamente l’“olio d’oliva”, la nuova versione sottolinea l’importanza dell’EVO, ricco di antiossidanti e sostanze anti-infiammatorie.

Cereali integrali, frutta secca, latte e yogurt

I cereali sono la principale fonte di carboidrati, dunque di energia quotidiana, da assumere ad ogni pasto principale. Il nuovo modello privilegia il consumo di cereali integrali, che garantiscono un apporto maggiore di fibre, vitamine e composti bioattivi rispetto ai cereali raffinati.

Al fianco dei cereali, trova spazio quotidiano la frutta secca, alimento tipico della tradizione contadina mediterranea e oggi riconosciuto per il suo valore nutrizionale, da assumere in dosi moderate per l’apporto calorico, ad esempio come spuntino o in preparazioni che ne prevedono l’utilizzo, in quantità controllate. Anche il consumo quotidiano di latte e yogurt è raccomandato, preferibilmente nella tipologia parzialmente scremata, per soddisfare il fabbisogno giornaliero di calcio e per l’apporto di fermenti lattici (in media due porzioni al giorno). Al contrario, i formaggi stagionati sono destinati a un consumo meno frequente, a causa del loro contenuto in sale e grassi saturi.

2. Il centro della piramide: scelte settimanali

La parte centrale è suddivisa in due sezioni: quella inferiore comprende alimenti ricchi di proteine di origine vegetale e quella superiore fonti proteiche animali da consumare con moderazione.

Legumi, pesce, formaggi freschi

I legumi (lenticchie, ceci, fagioli, piselli, fave) sono una fonte proteica vegetale importante nella dieta mediterranea, da abbinare a cereali e verdure, in media 4 volte a settimana. Studi recenti mostrano che il consumo regolare di legumi riduce colesterolo LDL e pressione arteriosa, contribuendo alla prevenzione cardiovascolare. Inoltre, sostituire proteine animali con legumi aiuta a ridurre l’impatto ambientale della dieta.

Il pesce, in particolare quello azzurro e di piccola taglia, è raccomandato 2–3 volte a settimana per il suo contenuto in omega-3. La piramide consiglia di evitare specie come tonno e pesce spada, per i rischi legati all’accumulo di mercurio e alla sostenibilità della pesca.

In questa sezione trovano spazio anche i formaggi freschi, più leggeri e meno salati rispetto ai formaggi stagionati.

Uova, carni bianche e patate

Le uova, a lungo evitate per il loro contenuto di colesterolo, sono oggi rivalutate: studi recenti indicano che un consumo moderato (un uovo al giorno circa) non è associato a maggior rischio cardiovascolare nella popolazione generale.

Le carni bianche, in particolare il pollame, sono preferibili alle carni rosse e lavorate, da consumare solo saltuariamente. Le patate, un tempo alla base della piramide, vengono ora spostate a un consumo settimanale, in quanto il loro impatto glicemico è superiore rispetto ai cereali integrali e sono spesso consumate come contorno povero dal punto di vista nutrizionale.

3. Il vertice della piramide: consumo occasionale

All’apice della piramide si trovano gli alimenti da consumare solo in occasioni particolari.

Carni rosse e lavorate, dolci, bevande zuccherate

Le carni rosse e, in particolare, quelle trasformate (salumi, insaccati) sono fortemente da limitare. La loro assunzione regolare è associata a un aumentato rischio di mortalità, malattie cardiovascolari e tumori. In questa nuova piramide, la loro presenza è occasionale, a differenza delle versioni precedenti che ne consentivano un consumo minimo settimanale.

Stesso discorso per dolci industriali, snack, caramelle, bevande zuccherate: secondo i LARN, in una dieta equilibrata gli zuccheri non dovrebbero superare il 15% dell’apporto calorico giornaliero. Considerando gli zuccheri naturalmente presenti in frutta e latte, lo spazio per quelli aggiunti è minimo, preferibilmente da riservare a preparazioni casalinghe.

Zucchero, sale e alcol: “il meno possibile”

Un’innovazione importante di questa nuova piramide è la chiara indicazione a ridurre drasticamente zuccheri aggiunti, sale aggiunto e alcol.

Il sale, nonostante la dieta mediterranea preveda alimenti freschi e poco processati, è spesso consumato in eccesso per via di formaggi stagionati, salumi, pane salato e l’abitudine a salare troppo i cibi. È quindi essenziale educare al consumo moderato, assumendo sempre la tipologia di sale iodato e leggendo con attenzione le etichette dei prodotti trasformati.

L’alcol non può più essere considerato protettivo per la salute. Le attuali evidenze dimostrano che anche piccole quantità aumentano il rischio di tumori e malattie cardiovascolari. La SINU, quindi, non raccomanda il consumo abituale di alcol, poiché non esiste una dose minima tollerata per la salute, ma lo considera accettabile solo in occasioni speciali, in quantità moderate e mai a digiuno.

Oltre il cibo: uno stile di vita mediterraneo

Alla base della piramide, la SINU colloca anche i comportamenti legati al benessere complessivo, quali:

  • attività fisica quotidiana, fondamentale per il controllo del peso e la prevenzione delle malattie;
  • convivialità, intesa come momento di socialità e lentezza a tavola;
  • rispetto della stagionalità e del territorio, scegliendo prodotti locali e minimamente trasformati;
  • lotta allo spreco alimentare e promozione della biodiversità.

La nuova Piramide della Dieta Mediterranea proposta dalla SINU rappresenta una profonda evoluzione rispetto alle versioni precedenti: non solo aggiorna le raccomandazioni nutrizionali, ma integra in modo strutturato le dimensioni ambientale, sociale ed economica della sostenibilità.

È un modello alimentare che tutela la salute delle persone, rispetta il pianeta e le sue risorse, valorizza la cultura mediterranea ed è accessibile alla maggior parte della popolazione.

ALLERGIE E INTOLLERANZE ALIMENTARI

 

Occorre sempre fare chiarezza, approfondire l’anamnesi e informare correttamente i pazienti che richiedono una consulenza nutrizionale per sospette allergie o intolleranze alimentari, poiché la maggior parte delle volte i disturbi e i sintomi che vengono riferiti non sono da attribuire né ad un allergene alimentare né ad una presunta intolleranza.

L’allergia alimentare è caratterizzata dall’immediata manifestazione dei sintomi dopo il consumo dell’allergene alimentare e si presenta tipicamente con orticaria acuta associata ad angioedema della durata di circa 24 ore. Molto raramente l’edema interessa la laringe e, nei casi più gravi, può sopraggiungere lo shock anafilattico.

Nel 5-10% dei soggetti allergici agli acari della polvere o alle graminacee può manifestarsi la cosiddetta sindrome orale allergica, caratterizzata da edema labiale e prurito, dopo il consumo di determinati allergeni alimentari crudi.

I sintomi respiratori sono rari e per lo più interessano i bambini asmatici.

I sintomi gastrointestinali in genere non sono isolati, si associano all’orticaria e sono più frequenti nei bambini.

Per orientarsi verso la diagnosi di allergia alimentare il medico si basa innanzitutto sul tipo di sintomatologia riferita dal paziente e sulla correlazione temporale tra la manifestazione dei sintomi e il consumo dell’allergene alimentare. In assenza di sintomatologia allergica e di correlazione temporale tra manifestazioni cliniche e consumo dell’alimento non è indicato eseguire alcun tipo di approfondimento diagnostico. In caso di sospetta allergia alimentare, invece, è indicata una visita allergologica e l’esecuzione dei Prick Test cutanei come esami di primo livello; i Prick Test, se negativi, hanno in genere un alto valore predittivo. Successivamente vengono dosate nel sangue, per determinati allergeni alimentari, le IgE specifiche; questo esame ha un alto valore diagnostico in presenza di sintomi allergici, tuttavia le IgE specifiche possono essere positive per un determinato allergene alimentare anche in assenza di manifestazioni cliniche e in questi casi non è indicata una dieta di esclusione dell’alimento, assolutamente necessaria, invece, in caso di confermata e sintomatica allergia alimentare.

Le diete a ridotto contenuto di istamina possono avere un razionale nei soggetti pluri-allergici o nei pazienti affetti da orticaria ricorrente, tuttavia non sono necessarie in caso di specifiche allergie alimentari. Anche nei casi di allergia al nichel non è assolutamente indicata una dieta di esclusione di tutti gli alimenti che lo contengono, poiché in questo caso si verifica un meccanismo immunologico cellulo-mediato (non IgE-mediato) che comporta unicamente sintomi cutanei e dermatite da contatto. Il nichel è presente in tutti gli alimenti di origine vegetale in tracce trascurabili, tali da non comportare alcun tipo di sindrome sistemica.

Le intolleranze alimentari consistono in un deficit enzimatico specifico che comporta per il soggetto l’incapacità di scindere e metabolizzare specifiche proteine presenti in determinati alimenti. Le uniche intolleranze alimentari sono quella al glutine (presente nel frumento e in altri cereali) e quella al lattosio (presente nel latte e nei suoi derivati).

L’intolleranza al glutine (celiachia) si manifesta con sintomi gastrointestinali quali distensione, dolore addominale e diarrea associati al consumo degli alimenti contenenti glutine. Talvolta i sintomi gastrointestinali possono essere sfumati e spesso si associano ad astenia persistente dovuta a malassorbimento e anemia. In caso di sospetta intolleranza al glutine gli esami di primo livello consistono nel dosaggio a livello ematico delle IgA totali e degli anticorpi anti-transglutaminasi. Successivamente, l’iter diagnostico si basa sull’esofagogastroduodenoscopia con biopsie duodenali.

L’intolleranza al lattosio è molto frequente nella popolazione generale e può presentarsi con diversi livelli di intolleranza individuale e diverse manifestazioni cliniche sia nei bambini che negli adulti. Raramente il deficit della lattasi è congenito, spesso può verificarsi in seguito a gastroenteriti nei bambini o alla SIBO negli adulti, condizione patologica di proliferazione incontrollata a livello intestinale di batteri che inattivano l’enzima e fungono da fattori scatenanti l’intolleranza. In presenza di sintomi gastrointestinali e astenia associati al consumo di latte e derivati, per confermare il sospetto di intolleranza al lattosio è indicato eseguire il breath test al lattosio.

Nei casi di intolleranza al glutine o al lattosio occorre seguire una attenta dieta di esclusione come nei casi di accertata allergia alimentare.

Non vi sono altre intolleranze alimentari oltre a quelle al glutine e al lattosio e non esistono altri esami diagnostici validi scientificamente oltre a quelli citati. Pertanto, in nessun altro caso è indicata una dieta di esclusione. Ricorrere a presunti test diagnostici non supportati da studi scientifici e aderire senza un razionale a diete di esclusione inutili può comportare importanti carenze nutrizionali e rischi per la salute.

È possibile, tuttavia, che alcuni pazienti, specie nei casi di sindrome da colon irritabile, riferiscano sintomi gastrointestinali associati al consumo di svariati alimenti in grado di fermentare molto a livello intestinale, causando soprattutto gonfiore e conseguente dolore addominale. In questi casi, non trattandosi di una vera e propria intolleranza alimentare, non vi è l’ indicazione a eliminare l’alimento in questione dall’alimentazione abituale; generalmente l’impostazione di una dieta varia e bilanciata aiuta a prevenire o risolvere i disturbi, tuttavia risulta opportuno basarsi sempre sull’anamnesi del paziente e sulla gravità e la frequenza dei sintomi per decidere come impostare adeguatamente il piano alimentare. In alcuni casi può essere opportuno eliminare gli alimenti scatenanti il disturbo dall’alimentazione per un breve periodo e successivamente reinserirli in modo graduale dopo la remissione della sintomatologia. Lo stesso approccio può essere seguito nei casi di cosiddetta gluten sensitivity, ossia la presenza di sintomatologia gastrointestinale associata al consumo di farine bianche e grano, pur senza che il disturbo rientri nei criteri classici della celiachia.

Nella mia esperienza clinica ho riscontrato con maggiore frequenza casi di disturbi gastrointestinali associati a sindrome da colon irritabile e varie intolleranze individuali non patologiche, spesso legate ad un’alimentazione scorretta e sbilanciata; come incidenza nella popolazione generale risultano, infatti, decisamente più rari i casi di effettive allergie e intolleranze alimentari. Nella maggior parte dei casi è sufficiente una anamnesi approfondita e la compilazione di un diario alimentare per escludere il sospetto di allergia o intolleranza, senza la prescrizione di ulteriori esami. Se, al contrario, l’anamnesi e il diario dei sintomi conducono verso un sospetto di allergia o intolleranza alimentare, l’indicazione a proseguire nell’iter diagnostico impone di avvalersi degli esami di laboratorio o strumentali validi scientificamente e specifici per il tipo di patologia.

IL DECALOGO DELLA SALUTE IN ETA’ EVOLUTIVA: ALIMENTAZIONE, ATTIVITA’FISICA E STILE DI VITA SANO PER BAMBINI E RAGAZZI

Il seguente decalogo per una crescita sana nei bambini e nei ragazzi in età evolutiva costituisce un elenco di buone abitudini anche per gli adulti di riferimento. L’ultimo punto è il più importante e chiama in causa genitori ed educatori.

1. Alimentazione equilibrata

Il modello alimentare ritenuto il più salutare sul lungo termine è quello della dieta mediterranea, varia ed equilibrata, che propone un consumo bilanciato di cereali integrali, verdura, frutta, proteine magre, grassi sani, come l’olio extravergine d’oliva. È consigliato consumare 5 pasti al giorno, composti da colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena. È inoltre importante limitare a occasioni sporadiche il consumo di junk food, spesso ricchi di zuccheri e grassi poco salutari.

2. Colazione nutriente

La colazione dovrebbe essere ricca di nutrienti, con alimenti che forniscono energia e sostanze essenziali per l’inizio della giornata, come latte o yogurt, cereali, frutta fresca e/o secca.

3. Attività fisica quotidiana

Si raccomanda di praticare almeno un’ora al giorno di attività fisica. Questa può includere qualsiasi tipo di sport gradito e adatto all’età, ma anche semplici movimenti quotidiani come spostamenti a piedi o in bicicletta e il gioco libero al parco. È importante che il movimento sia divertente e stimolante.

4. Sonno sufficiente

È fondamentale che i bambini e ragazzi dormano a sufficienza. Il sonno adeguato (9-11 ore per i bambini e 8-10 ore per gli adolescenti) è essenziale per il benessere fisico e mentale, e deve avvenire in un ambiente tranquillo e privo di distrazioni. L’igiene del sonno comprende una cena leggera, consumata sul presto, attività serali rilassanti e la sospensione dell’uso di PC, cellulari e device.

5. Acqua come bevanda principale

Bere molta acqua durante la giornata è fondamentale per mantenere il corpo idratato. È consigliato evitare il consumo di bibite e bevande zuccherate e contenenti teina e caffeina, che possono apportare calorie vuote e influire sulla salute.

6. Tempo all’aperto

Il contatto con la natura è importante per la salute fisica e mentale. Trascorrere del tempo all’aperto e nella natura aiuta a ridurre lo stress e a migliora l’umore.

7. Limitare il tempo davanti agli schermi

Il tempo trascorso davanti agli schermi (tv, tablet, smartphone, videogiochi) dovrebbe essere limitato a una media di un’ora al giorno. È importante che il tempo di svago digitale non interferisca con altre attività fisiche o sociali.

8. Educazione emotiva e sociale

Il benessere emotivo e sociale è essenziale per una crescita sana. È fondamentale crescere in un contesto che favorisca lo sviluppo di relazioni positive e significative, come quelle derivanti da gruppi sportivi, musicali, artistici, associativi o religiosi, che contribuiscano a rafforzare la fiducia in sé e negli altri.

9. Vivere con lentezza

Imparare a vivere con lentezza, dedicando tempo alle proprie passioni e relazioni, aiuta a ridurre lo stress e a migliorare la qualità della vita. È importante che bambini e ragazzi crescano in un ambiente che favorisca la calma e la riflessione, evitando la frenesia quotidiana.

10. Esempio positivo in famiglia

Il buon esempio si costruisce in famiglia, dove i genitori devono lavorare attivamente per migliorare le proprie abitudini alimentari e di vita. Questo atteggiamento è di centrale importanza e diventa fondamentale per aiutare i bambini a sviluppare sane abitudini, che si radicheranno nella loro vita adulta.

I SEGRETI DI UNA VITA SANA E FELICE

Da anni mi occupo di educazione alimentare in età evolutiva e di prevenzione della salute attraverso l’alimentazione e i corretti stili di vita. I miei pazienti conoscono quelli che spesso definisco i quattro pilastri della salute e del controllo del peso: la dieta mediterranea, lo stile di vita attivo (movimento, sport), il sonno notturno adeguato e la gestione dello stress. Spesso parlo di quanto psiche e corpo siano interconnessi nel determinare la nostra salute, la prevenzione delle malattie, una più lunga aspettativa di vita, possibilmente felice. Occorre curare il corpo per curare la mente, e viceversa. Talvolta mi sono ritrovata a prescrivere non solo farmaci o dietoterapie, ma anche tempo libero, ore in più di sonno e di riposo, aria aperta e movimento, attività artistiche da recuperare tra le passioni perdute e momenti da trascorrere con le persone che amiamo. Quando, poi, i miei pazienti sono genitori o adulti di riferimento di bambini e ragazzi in età evolutiva, spiego quanto siano importanti il buon esempio e l’ adesione ad abitudini regolari condivise da tutta la famiglia, al fine di crescere figli sani e felici. L’educazione alimentare e la promozione di corretti stili di vita è un processo lento e graduale, che richiede pazienza, impegno costante, tanto amore. “Vivi sano e felice come il granchio Mi-chele” nasce un po’ per gioco e un po’ per caso, in collaborazione con mio marito Antonio, dall’unione delle nostre rispettive professionalità e passioni. La video lettura di questo albo illustrato è destinata a tutti, grandi e piccini, per svelarci i segreti di una lunga vita sana e felice, in cui riscoprire il valore e la bellezza delle cose più semplici. Buona visione a tutti!

DIMAGRIRE IN MODO EFFICACE E DURATURO CON LA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE PER L’OBESITA’ (CBT-OB)

La CBT-OB (Cognitive Behavioral Therapy for Obesity) è un protocollo dietoterapico scientificamente validato, studiato per affrontare l’obesità e il sovrappeso complicato da patologie. Questo approccio terapeutico si integra con altre modalità di trattamento, come l’alimentazione controllata e l’esercizio fisico, per affrontare i fattori comportamentali che influenzano negativamente il peso corporeo e la salute generale. La CBT-OB non si limita a modificare l’alimentazione, ma agisce direttamente sui meccanismi cognitivi intrinseci alle dietoterapie e che, in generale, contribuiscono a scelte alimentari disfunzionali e/o alla sedentarietà.

La CBT-OB si basa sulla terapia cognitivo-comportamentale, una delle metodologie più efficaci nella gestione dei disturbi alimentari. Questo protocollo mira a intervenire sui pensieri e sui comportamenti che accompagnano l’obesità, affrontando in particolare gli aspetti emotivi, cognitivi e sociali legati all’alimentazione e allo stile di vita. A differenza di altre diete che si concentrano esclusivamente sulla riduzione dell’apporto calorico, la CBT-OB aiuta il paziente a sviluppare consapevolezza riguardo ai propri comportamenti alimentari e a modificare le convinzioni errate sul cibo, sulla propria immagine corporea e sull’autocontrollo, per poi tradurre questa analisi in cambiamenti efficaci e duraturi.

Principi e Metodi della CBT-OB

Il protocollo si sviluppa attorno a un approccio pratico e strutturato, che aiuta i pazienti a cambiare le proprie abitudini e a gestire le emozioni, i pensieri, le situazioni contestuali e i vari ostacoli che li portano a mangiare in modo disfunzionale o a condurre una vita sedentaria. I principali obiettivi della CBT-OB includono:

  1. Identificazione dei trigger emotivi: Molte persone mangiano in risposta a emozioni come stress, ansia, tristezza o noia. La CBT-OB aiuta a identificare questi fattori scatenanti e a sviluppare strategie per affrontarli senza ricorrere al cibo.
  2. Monitoraggio e consapevolezza dei comportamenti alimentari e degli ostacoli al calo di peso: Il protocollo incoraggia i pazienti a tenere traccia dei loro pasti, degli snack e delle emozioni che li accompagnano, aumentando la consapevolezza riguardo alle abitudini alimentari, le occasioni e gli ostacoli al conseguimento di uno stile di vita sano.
  3. Ristrutturazione cognitiva: La terapia aiuta a modificare le credenze disfunzionali riguardo al cibo.
  4. Gestione dello stress e tecniche di coping: I pazienti imparano a gestire lo stress, utilizzando tecniche di rilassamento, meditazione o esercizio fisico.
  5. Pianificazione e supporto al cambiamento comportamentale: Attraverso obiettivi realistici e il rinforzo positivo, i pazienti sono motivati a mantenere i progressi a lungo termine, anche dopo la fine della terapia.

Finalità della CBT-OB

Le finalità della CBT-OB vanno oltre la semplice perdita di peso. Sebbene il protocollo miri al dimagrimento, l’obiettivo primario è il mantenimento del peso sul lungo termine, un aspetto critico che distingue la CBT-OB dalle altre diete ma che costituisce la vera sfida di ogni percorso nutrizionale. L’approccio cognitivo-comportamentale aumenta le probabilità di successo a lungo termine.

In particolare, la CBT-OB aiuta a:

  1. Perdere peso in modo sostenibile, incoraggiando cambiamenti comportamentali che non solo riducono il peso, ma migliorano anche la qualità della vita e la salute generale. Il calo ponderale mira al raggiungimento del cosiddetto peso ragionevole, o peso salutare, corrispondente nella maggior parte dei casi al 10% di quello iniziale. Tale risultato in genere correla con la risoluzione o il netto miglioramento delle patologie o dei disturbi preesistenti, nonché del rischio legato alla salute e dei parametri ematochimici precedentemente alterati.
  2. Mantenere il peso nel lungo periodo. Questo è uno degli obiettivi più significativi, dato che le percentuali di recupero del peso sono notevolmente più alte con altre diete che non adottano un approccio cognitivo comportamentale. Studi scientifici dimostrano che i pazienti che seguono un programma di CBT-OB tendono a mantenere la perdita di peso più a lungo rispetto a quelli che seguono diete tradizionali, dal momento che cambiano il loro approccio mentale e attuano stabilmente abitudini sane e strategie di autocontrollo finalizzate al controllo del peso e al benessere in generale. Ai fini del mantenimento è fondamentale, se necessario, anche il lavoro cognitivo proposto per l’ accettazione del peso raggiunto e della propria immagine corporea.
  3. Migliorare il benessere psicologico. la CBT-OB aiuta anche a migliorare l’immagine corporea e l’autostima, riducendo lo stigma psicologico associato al peso in eccesso.

Chi può applicare la CBT-OB?

La CBT-OB, come protocollo dietoterapico, può essere applicata da diversi professionisti della salute. I principali professionisti che possono utilizzare questo approccio includono:

  1. Psicologi e psicoterapeuti: specializzati in terapia cognitivo-comportamentale, questi professionisti sono in grado di applicare le tecniche della CBT per affrontare i fattori psicologici e comportamentali che influenzano l’alimentazione disfunzionale e la gestione del peso.
  2. Medici specialisti in nutrizione o dietisti: questi professionisti, con una formazione specifica, possono integrare la CBT-OB con piani nutrizionali personalizzati
  3. Psichiatri: in alcuni casi, soprattutto se l’obesità è associata a disturbi psichiatrici come la depressione o l’ansia, gli psichiatri possono integrare la CBT-OB con altri trattamenti farmacologici